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09 Novembre 2011
Nonostante ciò, da qualche settimana, lo Unodc (Ufficio Onu per la Droga e la Criminalità), le autorità Usa e il Governo colombiano all'unisono non fanno che ripetere che l'impegno comune per contrastare il narcotraffico ha fatto sì che in Colombia diminuisse vistosamente negli ultimi anni la superficie coltivata a foglie di coca e la produzione di cocaina: tanto che ormai il primo produttore di cocaina del mondo sarebbe diventato il Perù. È un'affermazione smentita dai dati sui sequestri: infatti, durante il 2011 e fino ad oggi, circa l'80% della cocaina sequestrata e di cui è stato appurato e reso noto il paese di produzione, proviene dalla Colombia, mentre dal Perù poco più del 10%. In questa situazione, colpisce particolarmente la passività dell'Oedt (Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze) che prende per buoni i dati ufficiali dell'Onu e delle autorità Usa senza sottoporli ad alcuna analisi, quando basterebbero confronti molto semplici per coglierne l'incongruità. Qual è il riflesso in Italia di questo grande fiume carsico di cocaina? I sequestri nel nostro Paese raggiungeranno quest'anno una punta record, attestandosi al di sopra delle 6 tonnellate. E di questo occorre ringraziare le Forze di polizia, dall'Agenzia delle dogane alla Guardia di finanza, dai Carabinieri alla Polizia di Stato. D'altro canto, il Dipartimento per le Politiche Antidroga ha già precisato che per valutare i consumi i sequestri non sono di per sé significativi; anzi, indicatori più attendibili prospetterebbero consumi addirittura in diminuzione. Può darsi che le cose stiano così, ma in questo caso una buona parte dei sequestri realizzati nel nostro paese riguarderebbe cocaina destinata all'estero. Ma allora perché nei dati sui sequestri operati negli altri paesi europei quasi mai emerge che la cocaina proviene dall'Italia? (www.narcoleaks.org)











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