"Non era lui il pusher di Pantani" la Cassazione assolve l´ultimo imputato

Stampa
PDF

Annullata la condanna. La rabbia della famiglia: è un´ingiustizia. Per la morte del Pirata restano responsabili i due spacciatori che hanno patteggiato


A cesenatico e su Facebook, a casa e tra i fedelissimi di Marco Pantani, rabbia e amarezza rompono gli argini, dilagano, diventano lacrime e post. A Lecce, la città dove è tornato dopo le manette e un mese di cella e la gogna sui giornali, l´ultimo degli imputati adesso gira a testa alta. La Cassazione ha riscritto, e definitivamente, parte della verità giudiziaria sulla tragica fine di Marco Pantani. Fabio Carlino, uno dei tre uomini accusati di aver fornito al "pirata" la dose assassina di cocaina, non è responsabile della morte del campione romagnolo, conseguenza dello spaccio e dell´assunzione di droga. La suprema corte ha annullato e azzerato la condanna bis, la conferma in appello dei 4 anni e 6 mesi inflitti in primo grado al trentquattrenne, assieme a 300mila euro di provvisionale.
Non bastano, ai genitori di Marco, i due patteggiamenti con cui sono usciti di scena il barista e il "cavallo" che avevano procurato e consegnato al figlio la polvere bianca, le pene accorciate di tre anni dall´indulto. «Non è giustizia. Lo sapevano tutti - ripete Paolo Pantani, a costo di esporsi a querele - che quello lì, l´ultimo rimasto, controllava il giro della droga dalla Riviera a Napoli. Due processi lo hanno confermato. Non so, non comprendo perché adesso sia stato assolto. So che questa sentenza uccide Marco una seconda volta e stronca noi. Mio figlio è stato perseguitato da vivo, ora lo è da morto».
Anche per la madre, Tonina Belletti, la decisione della Cassazione è sale sulle ferite. «Sono molto, molto arrabbiata. Questo prima è colpevole e poi no - si sfoga - Vorrei sapere come è morto Marco, è un mio diritto. Sono sette anni che sto cercando di capirlo, sto spendendo un capitale in avvocati. Ma qui un giorno uno è colpevole e il giorno dopo innocente, perché la gente ha fatto troppo clamore. Non voglio vendetta. Voglio giustizia. Farò di tutto per riaprire il processo. Mi è morto un figlio, non un cane».
Per Fabio Carlino è come tornare a respirare. All´avvocato che lo ha rappresentato a Roma, il penalista Alessandro Gamberini, dice: «Finalmente. Ora posso essere sereno. Esco da un incubo». E pure lui gronda amarezza: «Considero una vergogna civile il fatto che, dopo e nonostante il verdetto che ha accertato e sancito la mia totale estraneità anche in relazione allo spaccio, i media continuino a indicarmi come il pusher di Marco Pantani». Il difensore va oltre: «Già in primo grado la condanna era appiccicaticcia. La condanna di secondo grado era motivata malissimo. La Cassazione ha rimediato a ciò cui non si sarebbe nemmeno dovuti arrivare, se i giudici di merito avessero prestato maggiore attenzione alle "prove"». Il problema di fondo, secondo l´avvocato dell´assolto, «è che questa vicenda ha avuto grandissima eco, come ha riconosciuto lo stesso procuratore generale: gli inquirenti sono stati spinti a cercare responsabilità in ogni angolo, anche dove non ce ne erano».
Con la decisione della Cassazione svanisce per la famiglia Pantani la prospettiva di un risarcimento, labilissima in partenza. Carlino l´innocente, che in Romagna faceva l´agente di ragazze immagine e in Puglia si è buttato nel settore fotovoltaico, non aveva beni e redditi aggredibili. Adesso non deve più nulla a nessuno. «Non è mai stata una questione di soldi - dice Paolo Pantani - Li avremmo donati, in beneficenza, per aprire una scuola per giovani ciclisti».

Commenti

Nome *

Code   
La redazione ha ritenuto di non moderare preventivamente i commenti dei lettori. Precisa che gli unici proprietari e responsabili dei commenti sono gli autori degli stessi e che in nessun caso dirittiglobali.it potra' essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi. La redazione tiene a precisare che non sono consentiti, e verranno immediatamente rimossi:
- messaggi non concernenti il tema dell'articolo
- messaggi offensivi nei confronti di chiunque
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisca una violazione delle leggi
vigenti (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
Invia commento

Utenti Online

Ora Online:
  • Nessun membro
  • 225 Visitatori
  • Nessun robot
Ultimi Iscritti:
  • Barbara
  • Gianni
  • Andrea Alessandro Nesti
  • Massimiliano
  • giuseppe

Statistiche

Utenti : 290
Contenuti : 30669
Link web : 29
Tot. visite contenuti : 7815369
I Diritti globali su Communitas
La sintesi del Rapporto 2010 nel numero 47 di Communitas
Leggi l'indice del fascicolo


News da Global Rights

Disclaimer


Questo sito è da considerarsi un blog e non una testata giornalistica. Non persegue alcuno scopo commerciale e l’accesso è totalmente gratuito. Alcune delle immagini pubblicate sono tratte da Internet, così come articoli e notizie; qualora il loro uso violasse diritti d’autore, lo si comunichi e verranno prontamente rimosse.
Di ogni articolo pubblicato in questo sito è indicata chiaramente la fonte e l'autore. Non necessariamente il sito www.dirittiglobali.it condivide i contenuti e le opinioni che pubblica e che provengono da altre fonti e testate, rispetto a cui declina dunque ogni responsabilità.
I commenti dei lettori non sono da attribuirsi a www.dirittiglobali.it, ma ai lettori stessi, i quali se ne assumono pienamente la responsabilità.
La realtà carceraria, l'amministrazione della giustizia, l'amnistia, l'ordinamento giudiziario Radio Radicale 8 settembre 2009
Nove vittime per il freddo nel 2009 a Milano: proteste e proposte in Piazza della Scala. Basta con l'indifferenza Milano, 6 febbraio 2009

Protesta di rom e sinti a Roma

LIBERE DI SCEGLIERE

Voci dal deserto

Il carcere spiegato ai ragazzi

Categorie NEWS

Contenuti più letti