Ungheria, il neoeletto Schulz: «Non sono cose interne»

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STRASBURGO — Il leader degli eurosocialisti S&D, il tedesco Martin Schulz, è stato eletto al primo scrutinio presidente dell'Europarlamento per la seconda metà del mandato quinquennale succedendo al polacco Jerzy Buzek dei popolari Ppe. Schulz, 56 anni, eurodeputato dal 1994, ha ottenuto una maggioranza di 387 voti sui 670 votanti. Gli altri due candidati erano entrambi britannici. Il conservatore Nirj Deva e la liberale Diana Wallis hanno ottenuto rispettivamente 142 e 141 voti. Ha quindi retto l'accordo tra i due principali europartiti, i popolari e i socialisti, che tradizionalmente si dividono la massima poltrona dell'Europarlamento. Ma il voto segreto non ha impedito di capire che un buon numero di eurodeputati si è dissociato dalla disciplina di partito. Schulz ha esordito da presidente «di tutti gli eurodeputati» dichiarando che il caso Ungheria non è «soltanto un problema interno». Ha aggiunto di essersi impegnato per garantire l'ammissione del premier magiaro Viktor Orbán nel dibattito in aula di oggi, appoggiata dal Ppe. Ma ha subito confermato la sua fama di politico facile alla polemica. Ad Orbán, che ipotizzava un «complotto della sinistra internazionale» dietro le accuse della Commissione, ha ricordato che Barroso e gran parte dei commissari sono del Ppe proprio come il premier ungherese. Schulz divenne noto nel 2003 dopo il clamoroso scontro a Strasburgo con l'allora premier Silvio Berlusconi, che lo aveva paragonato a un «kapò nazista». Il presidente dell'Europarlamento ha ammesso che «quasi ogni giorno» il suo nome viene collegato a quello dell'ex premier del Pdl. Richiesto di esprimere la sua disponibilità a incontrarlo nel suo nuovo ruolo istituzionale, ha detto di «non avere interesse» e di ritenere che sia così anche per Berlusconi.

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