Il ritorno della troika

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Il fantasma della dracma. Il fantasma della dracma. Ilias Makris

Più che il risultato delle elezioni del 17 giugno, sul futuro della Grecia peserà l’esito del successivo incontro con le delegazioni di Ue, Bce e Fmi. La Germania ha già fatto sapere che non concederà sconti sugli impegni presi.

Anche se le elezioni di domenica sono molto importanti, il giorno chiave non sarà il 17 giugno, ma quello del ritorno della troika ad Atene per incontrare il nuovo governo. Una cosa è certa: se in quel momento ci sarà ancora un movimento favorevole all’annullamento unilaterale del memorandum, non si assisterà ad alcuna discussione. Solo se questa possibilità sarà esclusa, la riunione del governo con la troika potrà aver luogo.

Si tratterà comunque di un’esperienza molto dolorosa per i partecipanti, in particolare per quelli che vogliono credere in un cambiamento dell’atteggiamento tedesco. Ieri, per l’ennesima volta, Angela Merkel e il suo ministro delle finanze Schäuble hanno precisato che uno scenario del genere non si verificherà.

“La questione di sapere se la Grecia applicherà o meno il suo programma è anche quella di sapere chi rispetta i patti nell’Europa di oggi”, ha dichiarato la cancelliera. Schäuble è andato oltre e ha previsto la decisione della troika: “l’organismo constaterà che il memorandum non è stato applicato, indipendentemente dal risultato delle elezioni”.

La previsione del ministro delle finanze non è certo azzardata, visto che a prescindere dal risultato elettorale il programma non era comunque applicabile. E l’atteggiamento tedesco nei confronti della Grecia è già deciso, e sarà estremamente intransigente.

In realtà, quando il presidente del Pasok Evangelos Venizelos insiste sulla sua volontà di collaborare con un governo guidato da Syriza, fa capire che il nuovo grande partito del paese dovrà condividere le responsabilità che incideranno su questo incontro (con la troika) e le decisioni che ne deriveranno o che saranno bloccate da un’eventuale impasse. Del resto Venizelos sa molto bene che la troika è capace di bloccare tutto e andare via [come ha fatto il 2 settembre scorso].

Il vero problema quindi non si vedrà domenica, ma quel giorno. Se nel frattempo il paese non riuscirà a formare un governo o se il nuovo governo non riuscirà a prendere delle decisioni, il risultato sarà lo stesso: qualunque pressione si concentrerà sulla minaccia di interrompere il finanziamento per le esigenze interne della Grecia, mentre in un primo tempo le esigenze esterne del paese, che riguardano la moneta unica, saranno comunque garantite. Sarà quindi una corsa contro il tempo, con la Grecia in una posizione difficile e sempre più debole.

Ma in caso di un effettivo stallo sarà certamente necessario un governo di unione nazionale. Solo questo tipo di governo potrà chiedere una proroga per l’applicazione del programma – l’unica cosa che potrà cambiare – e questo a condizioni che alcune cose comincino subito a essere messe in pratica, per esempio le privatizzazioni [come quelle delle ferrovie].

Una situazione del genere è ipotizzabile? Difficile dirlo. La settimana prossima il paese entrerà nell’ultima fase, la più difficile. La questione non è sapere se Syriza sarà o meno al potere, ma come il paese potrà sopportare la pressione, indipendentemente dal partito al potere. E le previsioni non sono rassicuranti.

Traduzione di Andrea De Ritis

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