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04 Settembre 2010
MEDIORIENTE 13 gruppi armati palestinesi legati a Hamas uniscono le forze e minacciano Israele
Grandi critiche per i negoziati di pace avviati sotto l'egida di Obama
Mentre la diplomazia internazionale guarda con favore alla ripresa dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi, che l'altro ieri si sono aperti a Washington, il braccio armato del movimento estremista di Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam, annuncia la ripresa degli attacchi contro «gli occupanti sionisti». Il portavoce dell'ala militare, Abu Obeidah, durante una conferenza stampa tenuta ieri a Gaza ha così spiegato la decisione di innalzare il livello dello scontro: «Annunciamo che siamo entrati in una nuova fase della resistenza palestinese e si tratta di una fase avanzata del lavoro jihadista, che lascerà il segno sul nemico occupante». Gli israeliani saranno colpiti, ha aggiunto Obeidah, in «ogni luogo e in ogni momento», non solo con i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, ma forse con il ritorno dei kamikaze.
Altri dodici gruppi militari palestinesi hanno raggiunto un accordo di cooperazione con le Brigate Ezzedin al-Qassam. Fra questi è presente la Jihad islamica e i Comitati di resistenza popolare, già in orbita di Hamas, ma anche le Brigate Saif al-Islam e le Brigate al-Ansar. C'è inoltre Humat al-Aqsa, una piccola componente della nota formazione dei martiri di al-Aqsa, braccio armato di al-Fatah, il partito del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen.
«Il 30 agosto - ha concluso Obeidah - abbiamo deciso di creare un centro di coordinamento per le nostre operazioni contro il nemico». L'escalation dello scontro dovrebbe portare il caos in Cisgiordania dove, secondo alcuni analisti, alcune cellule dormienti vicine ad Hamas potrebbero rientrare in azione, così come è accaduto pochi giorni fa con l'attacco ad Hebron, dove sono rimasti uccisi quattro coloni israeliani. La colonnina di mercurio sale anche nei rapporti interni fra palestinesi. Da Gaza Khalil al-Haya, dirigente di Hamas, ha a detto che se Abu Mazen, dovesse fare delle concessioni a Tel Aviv «le teste dei dirigenti dell'Anp saranno calpestate dai miliziani di Hamas». Dello stesso tono le dichiarazioni di Khaled Mashaal, leader del movimento islamico, che da Damasco ha accusato Abu Mazen di aver condotto la questione palestinese «al mercato degli schiavi», nel momento in cui si è accettato di negoziare su invito dell'inquilino della Casa bianca, Barack Obama.
I venti di guerra intestina soffiano da Gaza in direzione della Cisgiordania, tanto che Mahmud al-Zahar, uomo forte di Hamas nella Striscia, ha spiegato che «la Cisgiordania dovrà essere liberata, così come fu liberata Gaza» nel giugno del 2007. Il tam tam corre sulla rete dove, su diversi siti vicini al gruppo radicale, le minacce contro i leader dell'Anp ormai non si contano. C'è chi scrive che «Ramallah sarà una nuova Baghdad», dove i moderati filo-occidentali saranno presi di mira e chi addirittura chiede «tribunali popolari» per coloro che trattano con Israele. Dal canto suo l'Anp starebbe correndo ai ripari con decine di arresti (secondo l'organizzazione umanitaria Pchr sarebbero già 150) operati sui militanti di Hamas. Per il quotidiano israeliano Haaretz, le voci di presunti finanziamenti provenienti dall'estero, che sarebbero giunti nelle casse del movimento e che potrebbero essere utilizzati per l'acquisto di armi da usare in Cisgiordania, avrebbe allertato la polizia dell'Anp.
La dura presa di posizione delle ali più radicali del movimento di liberazione palestinese è arrivata appena cinque ore dopo la chiusura degli incontri tra il premier israeliano. premier Benyamin Netanyahu, e Abu Mazen. Dopo venti mesi di stallo i negoziati riprendono con i due leader decisi ad incontrarsi ogni due settimane. Il prossimo appuntamento è fissato per il 14 e 15 settembre prossimo a Sharm el Sheikh, in Egitto.























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