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27 Gennaio 2012
La notizia è rilevante per molte ragioni ma soprattutto per una: accettando di andare a una transazione, Google ammette per la prima volta di non aver controllato il contenuto del sito. E quindi ammette implicitamente che controllare, se si vuole, è possibile. L'ammissione rappresenta una discontinuità e un precedente importanti. Finora Google aveva sempre sostenuto di non poter essere in alcun modo considerata responsabile dei contenuti ospitati sul suo sito, così come il proprietario di un'autostrada non può essere considerato responsabile della guida degli automobilisti che vi transitano.
Potenzialmente la novità introduce una crepa nella granitica barriera difensiva eretta da Google a tutela del suo modello di business, la cui «non responsabilità» è stata coerentemente e ripetutamente sostenuta dai suoi avvocati in questi anni. In alcuni casi, però, i giudici hanno cominciato a darle torto, come in una causa italiana intentata da Mediaset. Altri magistrati, in altri Paesi, hanno seguito una linea diversa. Tali divergenze di vedute probabilmente resteranno. Forse però la transazione americana spingerà l'azienda a prendere provvedimenti: controllare costa ma costano care anche le supermulte e i danni di reputazione.











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