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01 Dicembre 2011
Di Li Decheng - Cina Daily (l'autore è direttore dell'Istituto delle Religioni nel Cina Tibetology Research Center).
Diversi monaci e monache buddisti si sono suicidati di recente nella regione tibetana della provincia del Sichuan. Dandosi fuoco fino alla morte hanno rotto uno dei principi fondamentali del buddismo in modo estremo e brutale.
Come buddisti, uno dei cinque precetti o regole con cui devono vivere, infatti, è che dovrebbero evitare di uccidere o danneggiare qualsiasi essere vivente, compreso se stessi. Uccidere un essere umano, il suicidio, così come incitare e istigare altri a uccidere sono dunque tutti peccati gravi.
Così, l'auto-immolazione di questi monaci e queste monache non sono solo una tragedia per loro e per le loro famiglie, ma anche, in certo modo, una sconfessione della loro fede.
Alcuni hanno sostenuto che l'auto-immolazione non sarebbe in conflitto con la dottrina buddista, trattandosi di una scelta esente da motivi egoistici, e sono arrivati persino a definire l’auto-immolazione come "la più grande bontà" e come "nobile comportamento" e a sostenere che si tratti di un tributo a Buddha.
Diversamente, i buddisti dovrebbero cercare di proteggere e prendersi cura di tutte le creature viventi, secondo il Nobile Ottuplice Sentiero, che è il codice di comportamento buddista.
Coloro che incoraggiano i monaci e le monache a gesti di auto-immolazione sono impregnati di estremismo religioso. La compassione e la santità della vita sono inestricabilmente radicate nel buddismo e dovrebbero essere praticate e osservate da tutti quelli che seguono il sentiero buddhista.
Sin qui l’articolo del China Daily, liberamente tradotto e sintetizzato.
Commento di Goodson:
Proprio in ragione del profondo convincimento e comprensione dei principi pacifisti e non violenti che promanano dal più profondo dello spirito della Religione e della Filosofia del Buddhismo, leggendo le notizie dell’immolazione di Monaci e Suore Buddhiste in Tibet, ci s’interroga sulla gravità dei motivi e sentimenti che spingono a tali gesti estremi.
Gesti che, come si riconosce nell’articolo, essendo sprovvisti di motivazioni di tipo individuale ed egoistico, non possono non rimandarci alle condizioni morali e spirituali che sono vissute e percepite dai Tibetani e in modo particolare dai sacerdoti del Buddhismo Tibetano.
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