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02 Febbraio 2012
«Abbiamo dimostrato - ha detto Netanyahu ai suoi sostenitori - che il Likud è un movimento forte e unito, un movimento democratico. Continueremo a guidare Israele mentre di fronte a noi si stagliano sfide molto grandi, superiori a quelle con cui si cimentano gli altri Paesi. Ma, forti della nostra unità, ce la faremo». Sorride anche il rivale Feiglin, esponente di punta dell'ultradestra religiosa e fautore dell'annessione a Israele dell'intera Cisgiordania. Feiglin da tempo spinge per la «migrazione» dei palestinesi verso altri paesi, attraverso incentivi economici. Ben diversi i commenti dell'opposizione: per Kadima (spaccato per le rivalità fra la leader Tzipi Livni e il suo vice Shaul Mofaz), «il Likud ha deciso di proseguire con la sua politica estremista che sta tenendo prigioniero Israele». Il partito laburista invece è convinto che la rielezione di Netanyahu e la politica del Likud, lo aiuteranno a guadagnare consensi.
Ma i sogni laburisti e di Kadima si scontrano con la popolarità di Netanyahu che, a questo punto. potrebbe puntare a elezioni politiche anticipate al prossimo ottobre, un anno prima del previsto. A indurlo a questa mossa sono i sondaggi che danno in grande vantaggio il Likud su tutte le altre forze politiche e la disorganizzazione dell'astro nascente della politica nazionale, il giornalista Yair Lapid, nuovo punto di riferimento dei centristi. Lapid, in ogni caso, strapperà voti più a Kadima che al partito del premier. Secondo Ynet, sito del quotidiano Yediot Aharonot, che ieri citava fonti vicine al primo ministro, Netanyahu vorrebbe votare il prossimo ottobre prima delle presidenziali americane, perché «se Barack Obama vincesse di nuovo, potrebbe danneggiare l'immagine di Netanyahu».
È facile prevedere che la politica israeliana non cambierà nei prossimi anni. Con Netanyahu sempre saldamente al potere sono destinati a cadere nel vuoto gli appelli alla flessibilità lanciati ieri da Ban Ki Moon, il segretario generale delle Nazioni Unite. Da Ramallah, dove si è recato dopo aver incontrato i vertici israeliani, Ban Ki Moon ha esortato Israele a fare «gesti di buona volontà» per rilanciare il negoziato con i palestinesi. Più di tutto, è tornato a chiedere uno stop agli insediamenti colonici in Cisgiordania e Gerusalemme est. Da oggi in Israele e Territori occupati ci sarà anche il presidente della Feps (Fondazione europea per gli studi progressisti) ed ex presidente del consiglio Massimo D'Alema, nel quadro di un viaggio in Medio oriente che lo porterà anche in Egitto. D'Alema, che sarà accompagnato dall'europarlamentare spagnolo Raimon Obiols, incontrerà esponenti di governo israeliani e palestinesi, tra i quali il premier dell'Anp Salam Fayyad. Sabato sarà ospite della «Scuola di gomme» per bambini beduini di Alhan Al Akhmar, in Cisgiordania - realizzata nel 2009 dalla Ong «Vento di Terra» - minacciata di demolizione dalle autorità israeliane.











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