Merkel in Cina per «vendere» l'euro

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Il premier Wen: «Soluzioni urgenti». E apre al Fondo salva Stati


PECHINO — Per ora è solo una promessa. «La Cina — ha detto il premier Wen Jiabao, seduto accanto alla tedesca Angela Merkel — valuterà come sostenere l'Europa» alle prese con la crisi del debito sovrano che, comunque, «va risolta urgentemente». Nessun impegno finanziario concreto, nessuna cifra, anche se è stata ribadita «la nostra fiducia nell'euro». Con l'assicurazione che Pechino è pronta «a studiare come sostenere il Fondo salva Stati Efsf e il Meccanismo europeo di stabilità (Esm, attivo dal prossimo luglio, ndr)». 
Arrivata ieri mattina alla testa di una folta delegazione, la Merkel per prima cosa ha pronunciato un discorso all'Accademia cinese di scienze sociali, il maggior think tank del Paese. Poi l'incontro con Wen Jiabao e quindi con il presidente Hu Jintao. Giacca violetta, pantaloni scuri, sorridente, la leader tedesca si è concessa anche una passeggiata nella gelida — ma soleggiata — Pechino degli hutong, i vicoli storici ormai diventati una rarità.
Parlando nell'auditorium dell'Accademia la cancelliera ha perorato la causa delle aziende tedesche, che dovrebbero «avere parità di trattamento in Cina, quando le imprese della Repubblica Popolare possono entrare liberamente nel nostro mercato». Quindi una stoccata ai Paesi che non «hanno rispettato il patto di stabilità» e ora si lamentano per il declassamento: «Auspico — ha detto — la nascita di un'agenzia di rating europea. Ma intanto non si può sparare su quelle esistenti perché i problemi sono reali» e non serve criticare chi li espone. Ma la sua principale preoccupazione è stata quella di infondere fiducia nella capacità di tenuta dell'eurozona. La moneta unica, ha detto, «ha reso l'Europa più forte» anche se naturalmente la crisi va ora affrontata «ciascuno facendo i propri compiti a casa».
Compiti che sarebbero molto più agevoli con l'aiuto di (almeno) una parte dei 3.200 miliardi di riserve in valuta (un quarto delle quali in euro) chiuse nei forzieri in Oriente. Ora, la prudenza degli ospiti cinesi — a parte una naturale predisposizione — può essere in parte spiegata con la volontà di controbilanciare le necessità europee con i desiderata di Pechino che, al momento, sono essenzialmente due: revoca dell'embargo sulle armi in vigore dal 1989, e cioè all'indomani della strage di Tienanmen; e riconoscimento dello stato di economia di mercato. Queste richieste, di cui non è stata fatta parola in pubblico, sono però comparse in un editoriale («L'amicizia è una strada a due sensi») del governativo China Daily. «Come dice il nostro proverbio: "Non si va al tempio per nulla" — scrive Ouyang Shi, noto esperto di Relazioni internazionali, riferendosi ai motivi reali della visita —. L'Europa, nella sua storia, non ha mai avuto tanto bisogno della Cina. La Cina, dal canto suo, vuole soltanto essere trattata da pari: e spera nell'abolizione di un embargo da Guerra Fredda e nell'accettazione della sua economia socialista di mercato».
La Merkel, che rientrerà domani in Germania dopo aver visitato Canton, ha affrontato anche altri temi. Primo tra tutti, l'Iran: riconoscendo che Pechino — che compra da Teheran il 20% del totale delle sue esportazioni di petrolio — non condivide le sanzioni, la cancelliera ha però chiesto ai suoi interlocutori di «utilizzare la propria influenza per far capire» agli ayatollah che «il mondo non ha bisogno di un'altra potenza nucleare».

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