|
04 Settembre 2010
Il caos politico generato dal risultato delle elezioni legislative dello scorso 21 agosto in Australia ha dato per ora un risultato: la firma di uno storico patto tra il partito laburista della premier «reggente» Julia Gillard e i Verdi, un vero e proprio accordo di governo che potrebbe finalmente consentire al paese di intraprendere quelle politiche di tutela ambientale che l'ex primo ministro Labor Kevin Rudd aveva promesso e mai mantenuto e che alla fine gli erano costate la poltrona.
Non che questo chiuda l'incertezza: l'Australia non ha ancora un governo di maggioranza. Ci vogliono 76 parlamentari per formare un governo e, al momento, i Labour godono alla Camera bassa del sostegno di 74 parlamentari contro i 73 dei conservatori. Nei giorni scorsi la signora Gillard è convincere il parlamentare indipendente della Tasmania, Andrew Wilkie a schierarsi dalla sua parte, malgrado fosse stato eletto con le preferenze dei conservatori. Ma ballano altri tre parlamentari indipendenti (Bob Katter - eletto nel Queensland, Rob Oakeshott e Tony Windsor - entrambi eletti nel New South Wales). Se la politica è sporca, in questi giorni in Australia è addirittura sudicia: questi tre indipendenti, che facendo blocco possono determinare il colore del futuro governo, hanno presentato ai leader dei due maggiori partiti la lista di concessioni politiche che intendono ottenere per favorire l'una o l'altra parte.
Il giorno prima un altro parlamentare, il verde Adam Bandt, aveva firmato un'intesa con la Gillard per formare un esecutivo di minoranza. In base a quell'accordo i Verdi (che al senato costituiranno l'ago della bilancia) si sono impegnati a collaborare con un eventuale governo laburista sostenendolo soprattutto quando verra posta la fiducia sulle questioni piuù controverse e ottenendo in cambio una serie di importanti concessioni. Quella più importante è la creazione di un comitato sui cambiamenti climatici, costituito da esponenti del governo, che avrà il compito di studiare uno schema per la creazione di un mercato delle emissioni di anidride carbonica. Gillard inoltre si è impegnata a dare vita ad un dibattito parlamentare sull' Afghanistan e sulle restrizioni alle donazioni ai partiti, a spianare la strada ad un referendum popolare per riformare la costituzione e riconoscere così le popolazioni indigene e i governi locali e, infine, promesso maggiori investimenti nell'assistenza sanitaria dentistica. In realtà i Verdi avevano anche chiesto ai Labour di sollecitare a livello federale il riconoscimento dei matrimoni gay, ma su questo hanno trovato l'opposizione dell'ala più conservatrice del partito laburista.
Il leader dei conservatori, il cattolico fondamentalista e protettore dei grandi gruppi industriali, Tony Abbott, ha già avvertito gli australiani della «minaccia verde» che incombe sul futuro dell'economia del paese. Malgrado la crisi finanziaria internazionale, dopo tre anni di governo Labour, la crescita dell'economia australiana ha superato le previsioni più ottimistiche, con un balzo in avanti del prodotto interno lordo del 3,3% su base annua. Ma secondo Abbott la linea ambientalista di un eventuale governo Labour-Verde sfavorirebbe soprattutto le piccole e grandi imprese dell'Australia rurale. Abbott continua a spargere terrore sul paese. Lo ha già fatto sulla questione profughi, teorizzando la necessità di chiudere le frontiere australiane per fermare l'invasione del paese da parte degli immigrati irregolari. Al maestro della fear campaign, la strategia della paura (unita all'harakiri politico di Rudd) ha consentito di chiudere il gap di quasi 20 punti percentuali tra Labour e conservatori.
Intanto i Dipartimenti del Tesoro e delle Finanze hanno calcolato che nelle promesse di spesa elettorali di Abbott mancano all'appello dai 7 agli 11 miliardi. Ma questa è un'altra storia. O forse sempre la stessa.























Commenti