Nella casa blu dove si va a morire "Ma uno su due alla fine ci ripensa"

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A Pfafficon, nel canton Zurigo, dove Dignitas accompagna i malati.  Quindici grammi di pentobarbital di sodio in 60 centilitri d´acqua, due minuti, poi il sonno 


PFAFFICON (Zurigo) - La casa blu di Barzloostrasse è la seconda a destra, in una stradina che va a finire nei campi. È incastrata tra il capannone di un´industria meccanica e il Blue Oasis, taverna croata, specializzata in cevacpici. Sarà per il blu, il tavolino in giardino, lo scroscio dell´acqua della fontana, il laghetto, il prato all´inglese, ma sembra una casa di bambola, finta. Non c´è nessun cartello. Non c´è nemmeno il cancello. Neppure altre barriere, del resto: come se la casa della morte non volesse affatto nascondersi. C´è solo - qui, alla periferia di Pfafficon, venti chilometri da Zurigo, ordinata e silenziosa Svizzera tedesca - una fila di pini e una siepe di lauro, ma bassa abbastanza da poter vedere cosa succede là dietro. È questo l´ultimo indirizzo di Dignitas, l´associazione che vuole che la morte sia dignitosa come la vita e che pretende che l´ultimo diritto dell´uomo sia quello di decidere come e quando mettere il punto finale alla propria esistenza.
Centoquaranta persone, fino ad ora, quest´anno, hanno visto il mondo per l´ultima volta dal letto reclinabile con il sacco lenzuolo fiorato che è qui, al piano terra. Hanno sentito come ultimo odore quello del fritto del ristorante. Hanno visto dalle grandi vetrate il verde opaco dei pini argentati. Un´iniezione, quindici grammi di pentobarbital di sodio sciolto in 60 centilitri d´acqua, due minuti, poi il sonno. E, dopo, il coma profondo. E dopo ancora solo la morte. Nella casa c´è spazio per gli ultimi saluti. C´è un grande divano di pelle bianca, c´è un tavolo tondo con attorno sei sedie. C´è la legna per il caminetto. I cioccolatini su un vassoio. Ci sono vasi di orchidee colorate. C´è la sedia a rotelle e il braccio che sostiene la flebo. Perché chi arriva qui è davvero già vicino alla fine. Distrutto nel corpo, ma lucido nella mente. L´ultimo atto - spingere lo stantuffo della siringa, bere, schiacciare un pulsante che faccia entrare in qualche modo nelle vene il veleno - deve essere fatto dalla persona che vuole morire.
Scrivono, telefonano, bussano in tanti. Lo fanno uomini e donne così malati da pensare di non poter più farcela a vivere. Nel 2010 novantaquattro suicidi. Ma non è vero che basta prendere la tessera dell´associazione (duecento franchi), né pagare i servizi (8.500 euro), per comprare la morte. «In tredici anni - dice l´avvocato Ludwig Minelli, 79 anni, il fondatore - abbiamo aiutato a vivere tra le 30 e le 40 mila persone e solo 1.200 le abbiamo aiutate a morire». Dopo il primo contatto, bisogna costruire il percorso. Dignitas chiede che chi non vuole più vivere, lo scriva e spieghi il perché. Vuole sapere la storia della persona e vuole vedere la documentazione sanitaria. È un medico a valutare le cose e a decidere se è possibile accendere quella che chiamano «la luce verde provvisoria». Significa che se il medico è d´accordo, la malattia è terminale e non ci sono speranze, è possibile scrivere quella ricetta. Non sono accettati casi di depressione, perché la Corte federale ha chiesto che sia una perizia psichiatrica a dimostrare la gravità della malattia e nessuno psichiatra vuole spingersi a tanto. Raccontano che sapere che c´è, aperta, un´uscita di sicurezza, sia un formidabile deterrente: il 70 per cento di chi ha visto quella luce diventare verde, non ha più contattato l´associazione. Solo il 13 per cento è tornato e ha continuato la strada fino alla fine. Burocrazia al minimo, prima. Ma dopo, è necessario essere precisi. Un medico legale, il procuratore cantonale e la polizia arrivano per un sopralluogo, perché quello che la legge non proibisce, qui, è l´assistenza al suicidio, sempre ché non nasconda interessi. E dunque deve essere chiaro che è stato suicidio, libero, determinato, con la persona che ha schiacciato da sé l´ultimo bottone e con un filmato, eccolo, che mostra l´ultimo atto.
Ai tavoli della croata di Blue Oasis una coppia di mezza età si è fermata a mangiare. Poi l´uomo, che parla italiano, bussa alla porta della casa blu: sono il papà di Marco, dice, abbiamo appuntamento domani. Neppure le lucine dei mille alberi di Natale sembrano più rischiarare la notte di Pfafficon,

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