Nella fascia “C” la pillola del giorno dopo

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Dietro la battaglia sui farmaci c’è la mano forte del Vaticano


Per la scienza la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo poiché impedisce la fecondazione e blocca l’impianto nell’utero dell’ovulo fecondato
Centinaia di migliaia di giovani, coppie e single attendono di conoscere le decisioni del governo Monti in tema di vendita dei farmaci. Per una questione esistenziale. Avere o no un bambino. O meglio poter pianificare serenamente il momento in cui diventare genitori. La questione del luogo di vendita dei “farmaci di fascia C”, infatti, non riguarda solamente il rapporto Stato e Ordine dei farmacisti, ma tocca direttamente la vita sessuale degli italiani.
Dice Filomena Gallo, presidente di Amica Cicogna e segretario dell’associazione Luca Coscioni, che la “Chiesa sta facendo pressioni sul governo e sta solidarizzando con i farmacisti per evitare la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, di cui fanno parte Norlevo e EllaOne: cioè rispettivamente pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo”. Non è un allarme a vuoto. Dagli stessi ambienti ecclesiastici nelle settimane trascorse è trapelata la soddisfazione perché in prima battuta era stata frenata l’intenzione del governo di passare la vendita dei farmaci di fascia C alle parafarmacie. Una liberalizzazione che – è giusto sottolinearlo – non significa mettere nelle mani di commessi inesperti la distribuzione di farmaci ma affidare comunque a venditori farmacisti laureati il controllo delle ricette mediche, che prescrivono un farmaco pagato interamente dal paziente.
Le pressioni ecclesiastiche dietro le quinte fanno parte di una lunga campagna tesa a bollare come abortiva la pillola del giorno dopo e a incoraggiare l’obiezione di coscienza dei farmacisti cattolici. In realtà l’obiezione di coscienza dei farmacisti – che anzi hanno l’obbligo di dispensare un farmaco prescritto dal medico in quanto svolgono un servizio pubblico – non è assolutamente prevista dalla legge e configura una di quelle situazioni di prepotenza extra-legale che si sono manifestate a più riprese in ospedali pubblici in situazioni di interruzioni di gravidanza, quando anestesisti (adducendo ragioni di fede) si sono rifiutati di praticare l’anestesia a donne in preda a forti dolori benché l’obiezione ammessa dalla legge riguardi solo gli atti abortivi diretti e specifici.
SUL PIANO scientifico la pillola del giorno dopo non è minimamente abortiva poiché impedisce la fecondazione ed eventualmente blocca l’impianto nell’utero dell’ovulo fecondato. E senza impianto non c’è inizio di gravidanza. Ciò nonostante, da anni, è in atto un’offensiva delle autorità vaticane e della Cei. Il Papa si è espresso in favore dell’obiezione di coscienza dei farmacisti e la posizione della conferenza episcopale italiana è che ”obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti” dal momento che “è prevista dalla legge sull’aborto per i medici”.
Sull’onda di tali interventi si sono verificati in alcune parti d’Italia dei rifiuti opposti da farmacisti fondamentalisti a donne regolarmente munite di ricetta medica. È successo a Roma, è successo con contestazioni clamorose a Bologna, è successo altrove. Uno dei casi di obiettori illegali, ricorda Lisa Canitano presidente di “Vita di Donna”, riguarda lo stesso presidente dell’Unione cattolica farmacisti italiani, Pietro Uroda, titolare di una farmacia a Fiumicino. Episodi da non sottovalutare per lo stress psicologico della donna, costretta a trovare entro 72 ore una farmacia “disponibile”. Cosa facile nelle città, molto difficile nei paesi dove si trovasse un obiettore.
Come documenta nella sua ottima ricerca sull’obiezione facile in Italia Chiara Lalli (C’è chi dice no, ed. Saggiatore) la pressione ecclesiastica ha portato nell’aprile 2010 alla presentazione di un disegno di legge Pdl per legalizzare ciò che legale non è. Tanto più che a suo tempo il presidente dell’Ordine dei farmacisti Giacomo Leopardi aveva dichiarato che il farmacista ha il dovere di dispensare un prodotto su presentazione della prescrizione medica.
Vendere nelle parafarmacie le pillole del giorno dopo significa dunque facilitare l’accesso delle donne ai contraccettivi d’emergenza. Tanto più che nella maggioranza dei paesi europei e negli Stati Uniti (per le maggiorenni), come sottolinea Filomena Gallo, la pillola del giorno si vende senza prescrizione.

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