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24 Gennaio 2012
La Cancellieri: rischio violenze, non tollereremo altri stop Nel mirino i costi del gasolio, dei pedaggi e dell´Irpef. Ma è polemica sulle modalità delle manifestazioniDopo la Sicilia lo sciopero dei "forconi" dilaga su scala nazionale: "Continuiamo fino a venerdì"Passera: agitazioni non giustificate Il ministro dell´Interno: sì al dialogo ma così si danneggiano i cittadini
Pesanti tir in fila che paralizzano i nodi strategici della viabilità italiana da Nord a Sud, gomme tagliate ai "crumiri" che provano a passare, migliaia di automobilisti esasperati in coda, rifornimenti alimentari fermi alle porte delle città, imprese senza forniture, la Fiat costretta oggi a ridurre il lavoro del primo turno nei suoi stabilimenti per mancanza di pezzi di assemblaggio. La protesta dei circa 7 mila camionisti iscritti a Trasporto Unito, partita dalla Sicilia, risale la penisola e dispiega tutta la forza d´urto, ricordando all´Italia che l´86 per cento del trasporto commerciale si fa ancora su gomma. Si fermano loro, si ferma il paese. I rallentamenti hanno riguardato soprattutto gli svincoli autostradali, sull´A1, intorno a Napoli e Roma, la tangenziale di Torino, il tratto calabrese dell´A3, dove si sono formati presidi ad ogni ingresso. «Non saranno tollerati blocchistradali - ha detto a metà giornata il ministro dell´Interno Annamaria Cancellieri - c´è il rischio di degenerazioni e violenze. Fin dove si può tollerare useremo tolleranza e dialogo, però bisogna anche tenere presente i diritti dei cittadini». E per il ministro delle Infrastrutture Passera «i blocchi non sono giustificati». Minaccia di sanzioni e interventi che però non turba l´ala dura del movimento, che protesta per il caro gasolio, l´aumento dei pedaggi autostradali e dell´Irpef. «Non ci muoveremo fino a venerdì», dicono.
Anche per questo l´Autorità di Garanzia sugli scioperi ha aperto un procedimento per considerare sanzioni contro «chiunque stia danneggiando i cittadini nel loro diritto a usufruire di servizi pubblici essenziali». E ha scritto ai ministeri dell´Interno e dei Trasporti per valutare la precettazione. Saranno i prefetti a decidere se ci sono le condizioni, anche se il presidente dell´Aias Giuseppe Richichi ribatte: «Precettare? Noi non svolgiamo un servizio pubblico».











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