Nel mirino finiscono sempre i soliti «cattivi» dei centri sociali

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MILANO - Quando il procuratore capo Giancarlo Caselli farà il cambio di stagione (prima o poi sarà primavera) si ritroverà nel cassetto una t-shirt con la scritta Free Bitte. Senza bisogno di un supplemento di indagine, o di una autoperquisizione all'alba, probabilmente si ricorderà di averla avuta come cadeau durante una serata milanese in un circolo Arci. Era il 19 maggio 2009. Si discuteva di Costituzione, e i partecipanti, compreso il ragazzo che lo avvicinò per regalargli la maglietta, erano in quella sala per difenderla. Applausi. Si chiamava, anzi si chiama, Nicolò Garufi, ed è uno dei cinque arrestati «milanesi» nell'ambito della retata contro il movimento No Tav, un'operazione che anche a Milano è stata condotta con in mano il manuale Cencelli, spalmando le richieste di arresto sulle situazioni meno addomesticate di quello che una volta si chiamava «il movimento». Questo per dire che razza di delinquenti la procura della repubblica di Torino è andata ad arrestare.
Dei cinque arrestati (uno del centro sociale Zam, gli altri vicini alla Panetteria e all'ex Bottiglieria occupata), tre sono a San Vittore e due non sono ancora stati trovati. In tutto i provvedimenti giudiziari eseguiti a Milano sono 18, un messaggio inequivocabile sull'aria che tirerà d'ora in avanti per tutti coloro che non ne vogliono sapere della Tav in Val di Susa, e forse non solo.
Nel pomeriggio di ieri, un corteo di centocinquanta persone si è formato a partire dalla Statale in solidarietà con gli arrestati. Il gruppo ha tentato di prendersi qualche libertà per le strade del centro storico ma è stato prima circondato e poi «accompagnato» lungo un percorso blindato che si è poi concluso in piazza Fontana dietro allo striscione La valle non si arresta. MilanNO Tav. In serata, la manifestazione, con l'immancabile presenza delle forze dell'ordine in tenuta anti sommossa, si è riproposta fin sotto alle mura del carcere milanese, «per andare a salutare gli arrestati». Poi, domani, tutti in trasferta in Val di Susa, «il movimento milanese è stato duramente colpito da questa operazione di polizia per cui Milano parteciperà senz'altro alla manifestazione di sabato».

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