|
23 Gennaio 2012
“A causa della scarsità di fondi siamo in grado di aiutare solamente i parrocchiani”. Lo si legge su un cartello affisso alla porta della chiesa della Beata Vergine del Rosario di Trieste. la storia l’ha raccontato il quotidiano Il Piccolo. La chiesa conta 538 parrocchiani e il mercoledì è il giorno dedicato alla distribuzione degli aiuti per i poveri.
Il parroco ha detto che la crisi economica e le enormi spese che la parrocchia deve sostenere non permettono di aiutare tutti quelli che vengono a chiedere un sostegno. Perciò “ho deciso di privilegiare chi è residente in questa parrocchia”, ha detto don Canonico, che ha continuato dicendo che “chiunque prima dà da mangiare ai propri figli e poi, se ne ha la possibilità, apre le porte anche agli altri”. Alcuni parrocchiani hanno ritenuto che queste parole non siano dettate dallo spirito cristiano che insegna di aiutare gli ultimi e i più deboli.
Nel difendere la sua decisione, il parroco triestino ha riferito di alcuni episodi spiacevoli, da cui deve aver tratto tratto la conclusione che gli aiuti elargiti ai poveri italiani vadano a miglior fine di quelli destinati ai poveri stranieri: “Abbiamo pagato biglietti di viaggio a una famiglia dell’est che ci ha chiesto un aiuto per tornare a casa, per poi venire a sapere che hanno fatto il giro di tutte le parrocchie ricevendo contributi senza usare quei soldi per ritornare in patria”. E precisa l’interpretazione dell’insegnamento di Gesù a cui la sua opera caritatevole fa riferimento: “Il Vangelo dice di essere buoni, non sprovveduti”.
Don Canonico ha raccontato di dover affrontare molte spese e ha lamentato la scarsità di offerte dei fedeli. A chi ha criticato la sua decisione, il parroco ha rivolto un invito: “Si metta le mani in tasca e partecipi attivamente”.











La realtà carceraria, l'amministrazione della giustizia, l'amnistia, l'ordinamento giudiziario Radio Radicale 8 settembre 2009
Nove vittime per il freddo nel 2009 a Milano: proteste e proposte in Piazza della Scala. Basta con l'indifferenza Milano, 6 febbraio 2009







Commenti