Un quinto degli europei ha tendenze antisemite

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Secondo lo studio, Internet gioca un ruolo importante nella diffusione di stereotipi

BERLINO - Un latente antisemitismo, intessuto di antichi stereotipi negativi sugli ebrei, e rafforzato da molta ignoranza, affligge un quinto degli europei. Questa piaga non è una novità: negli ultimi due decenni, la quota di antisemitismo misurata da diversi sondaggi d'opinione nel nostro continente è rimasta pressoché costante, attorno al 20 per cento. La Germania, in un confronto della diffusione dell'antisemitismo nei diversi paesi europei, si colloca, come l'Italia, a metà della scala, vicino alla media. In Polonia, Ungheria i valori sono molto più alti.
Uno studio della fondazione Friedrich Ebert sul razzismo e l'intolleranza in Europa, pubblicato nel marzo scorso, attestava ai due paesi del tramontato Asse nazifascista tassi di pregiudizio antisemita quasi identici: alla domanda se gli ebrei abbiano troppa influenza nei rispettivi paesi, assentivano il 19,7% dei tedeschi e il 21,2% degli italiani (la percentuale era più bassa in Olanda e Gran Bretagna, rispettivamente 5,6% e 13,9%, saliva al 27,7% in Francia, fino a punte esasperate in Polonia, 49,9%, e Ungheria, 69,2).
Ma mentre in Italia pochi si indignano per il persistere di questa ossessione, e molti fanno spallucce, in Germania fa scandalo che, a 70 anni dallo sterminio sistematico degli ebrei, ci siano ancora deficienti che, negli stadi di provincia, minacciano «camere a gas» per gli avversi tifosi, o che ragazzini delle scuole elementari per offendere un compagnano gli urlano «ebreo», come se fosse un insulto. La classe politica, qui, non può far finta di non accorgersene. E così nel 2008, con l'approvazione di tutti i gruppi parlamentari, il Bundestag ha nominato una commissione indipendente di esperti col compito di studiare il fenomeno dell'antisemitismo in Germania. 
Il primo «Rapporto sull'antisemitismo» - altri ne seguiranno in futuro - è stato consegnato al parlamento già nel novembre scorso. Ieri lo studio di 200 pagine è stato presentato alla stampa dal vicepresidente del Bundestag Wolfgang Thierse, dal presidente del gruppo di esperti Peter Longerich, docente all'università di Londra, e da Juliane Wetzel, del centro di studi sull'antisemitismo della Technische Universität di Berlino.
Gli esperti hanno cominciato il loro lavoro nel 2009, e da allora hanno esplorato le più diverse sfere della vita sociale e della cultura: lavoro, tempo libero, media. Secondo loro internet gioca un ruolo importante nella diffusione di stereotipi antisemiti. Sul web, oltre ai neonazisti e ai soliti negatori dello sterminio nei Lager, si muovono con disinvoltura anche islamisti, che usano argomenti antisemiti per mobilitare e radicalizzare giovani di origine araba o turca.
Nonostante i relativamente nuovi apporti di area islamista, per la commissione l'antisemitismo sistematico e militante resta in grandissima parte appannaggio dell'estrema destra: «Il 90% dei reati con una motivazione antiebraica viene commesso da persone con questa provenienza», si va dalle scritte oltraggiose alla profanazione di cimiteri ebraici, danneggiamenti, aggressioni.
Resta da capire meglio come antisemitismo e ostilità razzista nei confronti degli stranieri e di altre minoranze si condizionino e rafforzino a vicenda: ovvero come meccanismi di discriminazione e stigmatizzazione tipici dell'antisemitismo si possano applicare a sempre nuovi gruppi di vittime. Nella Germania dei nostri giorni è soprattutto agli immigrati che i neonazisti danno la caccia, o a senzatetto col passaporto tedesco ma considerati «asociali»: tra queste due categorie si contano dal 1990 a oggi 148 vittime di omicidi.

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