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10 Gennaio 2012
Dal Ghana, Paese dove la partnership pubblico-privato fece i primi passi nel gennaio 2002, allarme per ridotti o mancati versamenti (Italia e Spagna). Senza una riforma dei processi per finanziare i progetti ci saranno ripercussioni sulla salute pubblica anche in Europa e Usa, Interventi creativi per la prevenzione e le terapie: storie africane di malattia e speranza
ACCRA (GHANA) - Smunto e discreto, volto incavato, scheletrico nella sua tunica colorata e il copricapo islamico, Ismahili attende il suo turno sulle panche dell´ambulatorio del General Hospital, terzo in ordine di grandezza della capitale ghanese, Accra. Con un sorriso tirato e mite mostra le medicine per la Tbc, che prende da tre mesi, e, novità odierna, quelle per l´Hiv, la terapia antiretrovirale: il virus l´ha colto a 51 anni. «Non pago nulla per questi, e funzionano, lo so», racconta quasi scusandosi, «ma devo comprare di tasca mia degli integratori. Lavoravo nella security, ora non più, ero troppo debole per effetto della tubercolosi». Storia africana, come innumerevoli altre; così Doreen, 38 anni, con in braccio i dieci mesi di Angela, dalle treccine perfette e dal sorriso contagioso. «Sei pillole al giorno per l´Hiv che mi danno qui, ma 10 dollari ogni 4 mesi per i "blood tonic"». Oppure la timida Citty, anche lei sieropositiva, con quella microscopica creatura sul petto, neppure un mese, che tenta di allattare ma alla quale non ha ancora dato un nome («È troppo piccola...»), quasi non avesse neppure la speranza di cittadinanza in questa nostra terra.
Ecco il Ghana di Hiv-Aids e tubercolosi, ma anche della malaria, quel particolare angolo visuale con cui guarda al pianeta il Fondo Globale, la partnership pubblico-privato contro le più terribili pandemie, che compie proprio quest´anno dieci anni e partì da questo Paese di 25 milioni di abitanti che affaccia sul golfo di Guinea. Da allora in Ghana sono stati distribuiti 278 milioni dollari con 2,4 milioni di persone sottoposte a test Hiv, quasi 50mila in trattamento antiretrovirale, profilassi nella trasmissione di infezione Hiv madre-bambino per tremila donne in pochi mesi (da aprile 2011), 47mila casi di Tbc scoperti positivi ai test in cinque anni, tre milioni di reti trattate con insetticidi contro le zanzare, più di due milioni di trattamenti combinati a base di artemisina contro la malaria. Ma allo scoccare dei dieci anni il meccanismo si sta inceppando: a volte i Paesi più ricchi, donatori importanti del Fondo Globale, non rispettano gli impegni, Italia in primis, seguita dalla Spagna. Ad Accra, il principale quotidiano, Daily Graphic, annunciava in prima pagina: «Sessantamila pazienti di Aids in pericolo». È l´eco, concreto, della possibile sospensione dei progetti: al Fondo Globale si affrettano a precisare che tutti i progetti continueranno a funzionare, a rischio sono nuovi e più ampi programmi. Nii Akwei Addo, program manager per Hiv-Aids del ministero ghanese, si dice preoccupato: «Rischiamo di perdere tutte le conquiste fatte, si torna indietro». Eppure il Fondo Globale tenta varie strade e inventa, con partnership molteplici, strategie di prevenzione e di cura diversificate. Così nel nord, al Koforidua Hospital, si sviluppa l´Hope model, modello di speranza, con programmi di cura e prevenzione sull´Hiv dei volontari cristiani, avventisti e cattolici (ma niente distribuzioni di condom, in osservanza della dottrina papale); oppure nelle comunità rurali, vicino l´ex capitale Kumasi, in assemblee pubbliche organizzate con capi e anziani del villaggio e "facilitatori": si improvvisano storie verosimili sulle malattie. Così la gente discute e si divide e decide su come comportarsi quando, per esempio, una ragazza torna dalla città affetta da Hiv. Che deve fare la famiglia? E la comunità? Se tocco il sangue infetto che succede? Una sorta di "Amici" open air, sotto i khaya, il mogano africano, senza tv. Oppure ci sono i progetti sulla malaria che coinvolgono le farmacie private nella distribuzione delle terapie combinate, evitando il mercato selvaggio dei medicinali.
Il Fondo globale in dieci anni ha approvato 18,9 miliardi di dollari in programmi in 150 Paesi; 3 milioni di sieropositivi in trattamento, 7,7 milioni in terapia antitubercolare, 160 milioni di reti anti-zanzare per i letti, e si presenta con un biglietto da visita sulle "6,5 milioni di vite salvate, centomila ogni mese". Una questione vitale anche per la salute e l´economia mondiale. «Voci esagerate», scrive Simon Bland, a capo del board del Fondo. Una riforma dei meccanismi dei finanziamenti (anche dopo la scoperta di corruzioni e frodi di funzionari in Mali) risulta necessaria: uso di nuove tecnologie, più efficienza, valutazione e trasparenza. A ottobre un report indipendente ha segnalato e sollecitato alcune svolte necessarie, in parte già accolte, tra le quali il ripensamento della formula dei bandi (round). E il Financial Times titolava, a fine anno: «Necessaria una riforma per riguadagnare credibilità». Ora anche le accuse, subito smentite, sui contributi raccolti dalla testimonial del Fondo, Carla Bruni nella campagna "Born Hiv free". Tempo di crisi, su tutti i fronti.











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