A Torino sale operatorie chiuse «per freddo»

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Problemi alle caldaie: le Molinette sospendono le attività non urgenti. Marino: è assurdo

Un cartello scritto a mano e affisso dalla Cgil all'ingresso della sala operatoria della clinica chirurgica dice: «Chiuso per freddo». Stesso cartello sulla porta della direzione generale. Perché l'ospedale torinese delle Molinette, che con i suoi 100 reparti e 1.200 posti letto è il terzo ospedale d'Italia, chiude per freddo. «Chiude a metà: sette blocchi operatori su 15, alcuni settori funzioneranno in parte. Come nel fine settimana», puntualizzano i suoi vertici. Ma chiude: per cinque giorni, per centinaia di pazienti, per colpa di una centrale termica in ristrutturazione dalla fine del 2011 (con un anno di ritardo causa scandalo tangenti) che con il grande freddo potrebbe non fare il suo dovere: generare vapore per riscaldare le sale operatorie e far funzionare le autoclavi per la sterilizzazione. Quanto basta perché il presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino abbia chiesto chiarimenti a ospedale e Regione su quello che definisce un «caso paradossale e allarmante». Perché il procuratore Raffaele Guariniello abbia aperto un fascicolo a carico di ignoti per violazione delle norme sulla salubrità degli ambienti delle Molinette frequentati da pazienti e lavoratori. E perché l'assessorato alla Sanità abbia assoldato anche gli esperti del Politecnico per ridurre al minimo, forse a due o tre giorni, i disagi.
L'allerta è partita dagli uffici tecnici delle Molinette: «Con le previsioni che annunciano temperature fino a meno 16, ci hanno messo in guardia sul rischio che i due generatori in affitto (hanno sostituito la vecchia centrale dismessa, la nuova sarà attiva da aprile) non fossero in grado di produrre sufficiente vapore», spiega il commissario Emilio Iodice. «Per precauzione abbiamo così deciso di sospendere tutte le attività non urgenti. Verranno però garantite le emergenze, le urgenze e i trapianti. Nessun reparto sarà chiuso». Sette i blocchi operatori che invece lo saranno: «Dermatologico, maxillofacciale, otorinolaringoiatrico, urologico, chirurgia 7, clinica chirurgica, day surgery», elenca il direttore sanitario Roberto Arione. Ma anche una delle due strutture di cardiologia emodinamica più l'elettrofisiologia («servizio salvavita», accusa Marino). Sarà poi ridotta l'attività in alcune radiologie, al centro prelievi, all'area farmacia. Chiusa la Dental School che presterà le autoclavi.
«Alla fine saranno centinaia i pazienti coinvolti, non tutti informati», denuncia Franco Cartellà, della Cgil. Ma quanti? «Cinque interventi in media al giorno per ciascun blocco», azzarda Arione. Che fanno 175: «Sottostimati, tra loro malati di tumore — aggiunge Cartellà —, ai quali vanno aggiunti i pazienti dell'emodinamica, delle radiologie, della Dental School. Ci sono gravi responsabilità: perché non sono stati anticipati i lavori, non è stata attivata almeno una delle tre caldaie già acquistate? Lunedì non arriverà l'estate». Anche Riccardo Ruà, presidente dell'associazione Graziani contro la malasanità parla di «scarsa manutenzione e di un precedente lo scorso anno». E anche l'assessore alla Sanità Paolo Monferino ammette: «Subito mi sono chiesto perché non avessero fatto quei lavori in estate, ma a luglio il problema sarebbe stato quello del condizionamento. A questo punto il piano è doveroso ma vedremo come farlo scattare». Non la pensano così molti medici delle Molinette. Il professor Mauro Salizzoni, responsabile del centro trapianti del fegato, continuerà operare: «Ma che vergogna, per tutti noi. Le responsabilità vanno spalmate nel tempo, da dieci anni insisto per un Molinette Due». E citando la favola dei tre porcellini: «Per fare bene bisognava pensarci almeno una stagione prima».

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