Sanità negata per 9 milioni di italiani, 2,4 milioni sono anziani

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Ricerca Rbm Salute-Censis sulla sanità integrativa. Frena la spesa pubblica, esplode la spesa privata (+25,5% negli ultimi dieci anni). E chi non può pagare di tasca propria rinuncia alle prestazioni. La sanità peggiora per quasi il 32% degli italiani

ROMA – La sanità negata. Più di 9 milioni di italiani dichiarano di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno per ragioni economiche. 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nel Mezzogiorno. Piani di rientro e spending review hanno determinato un crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità. Si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007 al +2,3% del periodo 2008-2010. La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piano di rientro, dove si è passati dal +6,2% all’anno nel periodo 2000-2007 a meno dell’1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010. La spesa sanitaria privata invece è aumentata più che nel periodo pre-crisi: +2,2% medio annuo nel periodo 2000-2007 e +2,3% negli anni 2008-2010 (l’incremento complessivo nel periodo 2000-2010 è stato del 25,5%). E il 77% di coloro che ricorrono al privato lo fa a causa della lunghezza delle liste d’attesa. Lo rivela una ricerca di Rbm Salute-Censis, presentata oggi al “Welfare Day” e promossa insieme a Munich Re, compagnia di riassicurazione tedesca di Monaco di Baviera, che è presente anche nel mercato italiano.

La sanità che peggiora. Parla di una sanità in peggioramento nella propria regione il 31,7% degli italiani, con un balzo di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009, quando erano il 21,7%. Le persone che avvertono invece un miglioramento sono diminuite di oltre 7 punti percentuali.
Risorse pubbliche. Nel 2015 è previsto un gap di circa 17 miliardi di euro tra le esigenze di finanziamento della sanità e le risorse disponibili nelle regioni. I tagli alla sanità pubblica abbassano la qualità delle prestazioni e generano iniquità. Per questo è prioritario trovare nuove risorse aggiuntive per impedire che meno spesa pubblica significhi più spesa privata e meno sanità per chi non può pagare.

La sanità integrativa. E in un'Italia in crisi lo spettro è quello di una sanità e quindi di una salute accessibile solo a chi ha il denaro per permettersela. La ricerca presentata oggi da Rbm Salute e Censis insieme alla Münchener Rück Servizi Tecnici srl, compagnia di riassicurazione tedesca Münchener Rückversicherungs-Gesellschaft di Monaco di Baviera, sostiene che “la sanità integrativa dà opportunità per una sanità equa e sostenibile”. Tutto da dimostrare. Prosegue la nota diffusa oggi alla stampa: “La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti, che svolgono un ruolo ampiamente sostitutivo e colmano i vuoti dell’offerta pubblica. La ricerca di Rbm Salute-Censis ha riguardato 14 Fondi sanitari per oltre 2 milioni di assistiti e importi richiesti per prestazioni pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel triennio 2008-2010. Il 55% degli importi dei Fondi integrativi ha riguardato prestazioni sostitutive (ricovero ospedaliero, day hospital, ecc.) fornite in alternativa a quelle dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario. Il restante 45% degli importi ha riguardato prestazioni integrative (cure dentarie, fisioterapia, ecc.). Tra le varie tipologie di Fondi integrativi esistenti, sono i Fondi aziendali, rispetto a quelli istituiti dalla contrattazione collettiva nazionale, a garantire in misura maggiore la copertura anche alle famiglie degli iscritti (inclusi i più vulnerabili, minori e anziani)”. Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe De Rita, presidente del Censis, Roberto Favaretto, presidente di Rbm Salute, Carla Collicelli, vicedirettore del Censis e Marco Vecchietti, direttore generale di Previmedical. (ep)

 

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