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03 Maggio 2010
In due mesi dieci le richieste di intervento allo sportello H della Cgil di Roma e del Lazio, ma le richieste sono in aumento in tutta Italia. Marra: “Si rivolgono a noi lavoratori provenienti sia dal settore pubblico che da quello privato"
ROMA – C’è chi è stato demansionato in seguito a una seria malattia, chi non è stato adeguatamente informato sui propri diritti e le proprie responsabilità e perfino chi si è visto rifiutare un semplice spostamento di piano che gli avrebbe reso la vita di gran lunga più facile. Sono circa una decina le segnalazioni pervenute in poche settimane allo sportello per le politiche sulla la disabilità della Cgil di Roma e del Lazio, che ha riaperto i battenti nel mese di dicembre. Dieci casi di diritti violati a spese di altrettanti lavoratori disabili, che hanno richiesto un intervento diretto del sindacato, a cui vanno aggiunti circa 30 contatti e richieste di informazione. “I lavoratori che si sono rivolti a noi provengono sia dal settore pubblico che da quello privato”, spiega il responsabile dell’ufficio H di Roma e del Lazio, Salvatore Marra. “La crisi ha messo in evidente difficoltà un bel pezzo di società ed è chiaro che a pagarne le conseguenze sono soprattutto i più deboli. Nei periodi di crisi viene meno il principio fondante della solidarietà e c’è minore disponibilità da parte delle aziende ad andare incontro alle esigenze dei lavoratori disabili”.
Purtroppo, però, il problema è più generale. E con l’avvento della crisi economica e finanziaria molti dei circa quaranta Sportelli e Uffici H della Cgil, sparsi per tutto il territorio nazionale per tutelare le persone affette da una qualche disabilità, hanno registrato un aumento di richieste. A Roma e nel Lazio le situazioni sono le più diverse. Luigi (nome di fantasia) ha più o meno 40 anni e un posto nella pubblica amministrazione come “quadro”. “In seguito a una malattia che determina una degenerazione delle cartilagini perde progressivamente la mobilità, soprattutto relativamente agli arti”, racconta Marra. La malattia lo costringe a una lunga assenza dal lavoro, ma una volta rientrato in ufficio si trova di fronte a una situazione completamente diversa: innanzitutto viene spostato in una sede periferica e, pur mantenendo i livelli retributivi propri della sua posizione, viene di fatto demansionato. “Ha bisogno di particolari ausili informatici, ma si trova di fronte a un’amministrazione completamente impreparata - prosegue il responsabile dell’ufficio antidiscriminazione della Cgil –. La sua è una situazione decisamente kafkiana, con un continuo rimpallo di responsabilità tra l’azienda pubblica e le commissioni medico-legali che devono accertare le capacità lavorative residue”.
Anna (è ancora un nome di fantasia) lavora nella grande distribuzione. In seguito a una malattia che la costringe a sottoporsi a chemioterapia, si assenta per un lungo periodo dal lavoro. “La lasciano liberamente assentare per un periodo di tempo indeterminato – commenta Marra – senza che nessuno la informi sui suoi diritti e sui suoi doveri”. In questo modo Anna supera il periodo di comporto che le spetta per la malattia, supera anche il periodo in cui all’assenza corrisponde una decurtazione dello stipendio e continua a non andare a lavorare senza però chiedere l’aspettativa. Alla base c’è una scarsa informazione da parte della lavoratrice, ma nessuno all’interno dell’azienda si preoccupa di spiegarle cosa fare e come fare, fino a che l’infrazione delle regole non la mette nelle condizioni di essere licenziata.
L’ultimo caso vede ancora protagonista un dipendente pubblico. Per comodità lo chiameremo Aldo. La sua è una un banale vicenda di negligenza e noncuranza. Il suo problema è quello di avere un bagno comodo e facilmente raggiungibile, ma per trovare una situazione adeguata ha bisogno di spostarsi di piano. Niente di più semplice, apparentemente. “Eppure – racconta il rappresentante della Cgil – per ottenere lo spostamento di piano ci impiega ben quattro mesi”. Sembrerebbe così semplice: ma si sa, la burocrazia spesso è la peggiore nemica dei diritti. (vedi lanci successivi) (ap)
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