Anmil: oltre 42 mila malattie professionali denunciate nel 2010, +22%

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La maggior parte è rappresentata da patalogie muscolo-scheletriche (quasi il 60% del totale), seguite dall’ipoacusia da rumore e dalle malattie respiratorie. Si conferma il trend crescente delle patologie correlate all’amianto

ROMA – Nel 2010 sono state denunciate oltre 42 mila malattie professionali, circa il 22% in più rispetto al 2009. È quanto afferma l’Anmil che oggi, presso la sede nazionale a Roma, presenta il quadro delle malattie professionali in Italia nel convegno “Le malattie professionali trasversali a più comparti. Nuovi rischi per la salute e sicurezza del lavoratori vulnerabili: fenomenologia, tutele e prospettive evolutive”. La maggior parte delle malattie professionali è rappresentata da malattie muscolo-scheletriche, che rappresentano da sole quasi il 60% del complesso, seguite dall’ipoacusia da rumore e dalle malattie respiratorie. Si conferma il trend crescente delle patologie correlate all’amianto, che con i loto tempi di latenza spesso lunghissimi non hanno ancora raggiunto il picco della loro emersione. Secondo Franco Bettoni, presidente Anmil, quello delle malattie professionali “è un fenomeno che raramente viene preso in considerazione quando si parla di sicurezza, tendendo spesso a ricondurlo a quello più generale degli infortuni sul lavoro, nonostante abbia una sua specifica essenza ed una incidenza affatto trascurabile”.

Tuttavia, l’aumento generalizzato delle denunce che si sta riscontrando negli ultimi anni, spiega l’associazione, non è frutto di un aumento dei casi di malattia già presenti nella casistica di settore, “piuttosto da una progressiva inversione della sottostima che per tanti anni ha caratterizzato le malattie professionali”. Un fenomeno, ha specificato Bettoni, “dai contorni sempre sfocati, la cui emersione dipende molto dal grado di sensibilizzazione ed informazione degli stessi lavoratori, dai progressi raggiunti in campo scientifico, dalle complesse procedure di accertamento e individuazione del nesso causale. In molti casi, poi, le malattie professionali sono caratterizzate da tempi di latenza anche molto lunghi, che le tengono nascoste magari per anni prima che se ne venga a conoscenza”. Un aumento delle denunce dovuto, poi, anche ad una migliore conoscenza e sensibilizzazione che necessitano di essere supportate. “Andrebbe studiato – ha aggiunto Bettoni – il crescente rilievo delle malattie ad eziologia multifattoriale, espressione del continuo intreccio nelle società moderne fra ambienti di vita e di lavoro, da un lato, fra fattori di vita sociale e familiare e fattori strettamente lavorativi, dall’altro.

Discorso che si lega strettamente a quello delle malattie professionali di natura psichica, che stanno emergendo prepotentemente sull’onda di una instabilità sociale e lavorativa che ha effetti evidenti sul benessere psicologico dei lavoratori”. Infine, per Bettoni, vanno anche studiate al meglio le cause della sottostima del fenomeno, “frutto in molti casi di mancata denuncia, della ignoranza della professionalità, da valutare con un approccio culturale e tecnico diverso da quello della sottostima degli infortuni sul lavoro”. Per Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento Medicina del Lavoro Inail, (ex Ispesl), oggi gli interventi preventivi riguardano anche nuovi scenari e nuovi ambienti lavorativi, come ad esempio i “green jobs” o i rischi correlati alle nanotecnologie presenti nella vita quotidiana. Un ampio panorama che richiede da parte della Salute e sicurezza sul lavoro una certa modernizzazione. “È importante innovare il sistema della prevenzione per lavorare sullo scenario di domani e di oggi – ha spiegato Iavicoli -. Modernizzare l’approccio di ricerca sia nell’università che nel settore pubblico e privato, ma tutto questo non può non passare se non si investe nella cultura della prevenzione”.

 

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