Jovanotti al funerale di Francesco
Fonte: ALBERTO PICCININI - il Manifesto
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23 Dicembre 2011
Si sono svolti ieri mattina a Trieste i funerali di Francesco Pinna, lo studente di 20 anni morto il 12 dicembre scorso mentre lavorava al montaggio del palco per il concerto di Jovanotti.
Il cantante ha partecipato alla cerimonia religiosa. Ferma la tournèe, della quale è stata annunciata la ripresa dal prossimo febbraio, la struttura accartocciata su se stessa è ora a disposizione di un perito incaricato dal tribunale. Ci sono 9 avvisi di garanzia emessi nei confronti di dirigenti e responsabili delle ditte e cooperative incaricate del montaggio, compresa quella OnStage che aveva assunto Francesco: le ipotesi di reato vanno dall'omicidio al disastro colposo, alle violazioni della normativa antiinfortunistica. La morte di Francesco Pinna è stata la 422esima morte sul lavoro dell'anno ma anche quella che più di tutte - per le circostanze in cui è maturata - ha fatto discutere. In Rete l'incidente era stato molto commentato, sottolineando con rabbia il fatto che Francesco prendeva 6,50 l'ora (13-14 euro lordi), e lavorava in un luogo nel quale non c'era l'agibilità per montare il palco in modo corretto. Il dibattito è ripreso ieri, laddove si era fermato. Non è rimasto in silenzio Jovanotti («La mia musica ricomincerà da Trieste). dopo il lungo post nel quale negava che «nel mio tour ci sia del lavoro nero o sottopagato». «Io so, e mi è stato confermato anche in questo caso - continuava il cantante - che in un tour come il mio ogni lavoratore locale è assunto con un contratto in regola con le leggi dello Stato». Il problema, semmai, sta in quelle leggi. E non solo. È quanto afferma un comunicato degli «operaispettacololiveroma», comparso in Rete in questi giorni: «Le produzioni, per massimizzare i profitti, richiedono la costruzione e l'allestimento dei palchi e delle aree dove vengono svolti gli eventi live, nel minor tempo e con meno personale retribuito possibile», scrivono. E ancora: «Il livello di ricattabilità è molto alto, i dispositivi di protezione sono a carico del lavoratore, i lavori vengono pagati tra i 30 e i 90 giorni, non esistono permessi, malattie, ferie, tredicesime, le coperture Enpals e Inail sono solo di facciata, così come gran parte dei contratti». Parole tristemente familiari per tanti precari italiani, su e giù dai palchi
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