Insegnanti di sinistra (o di destra) Il vero problema sono quelli incompetenti

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Tutto si può dire della critica mossa ieri dal presidente del Consiglio agli «insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia» , tranne che sia nuova. Un’affermazione del tutto identica era infatti presente in un suo discorso di qualche settimana fa.

Ma al di là del curioso copia-e-incolla praticato dall’on. Berlusconi, è importante chiedersi se la sua rappresentazione della scuola italiana e dei problemi di cui soffre abbia davvero un rapporto con la realtà. O se piuttosto da parte di molti esponenti del centrodestra (come del centrosinistra, peraltro) la scuola non sia semplicemente diventata uno dei campi di battaglia della continua guerra civile fredda in cui sembra consistere il bipolarismo italiano. Una guerra continua, appunto, fra detrattori (sempre e comunque) e difensori (sempre e comunque) della scuola pubblica, in cui gli effettivi problemi del nostro sistema di istruzione finiscono con l’interessare poco o nulla. Che la maggioranza degli insegnanti italiani abbia simpatie politiche orientate a sinistra è del tutto probabile: la sinistra continua infatti ad essere percepita bene o male come il partito della spesa pubblica e dunque come disposta, almeno in teoria, ad una maggiore generosità e indulgenza verso il dipendente statale in genere (ad esempio nella disponibilità ad assumere i precari). Ma questo autorizza per ciò stesso a ritenere che il problema della nostra scuola risieda nella presenza di troppi docenti di sinistra che (per il solo fatto d’essere di sinistra) indottrinerebbero gli studenti? In realtà se guardiamo alla scuola con un po’ di ragionevolezza, e non soltanto per farne occasione di polemica politica, appare più logico sostenere che un insegnante di sinistra (o di destra) che utilizzi a fini di indottrinamento il proprio ruolo è soprattutto un cattivo insegnante. Ma la qualità del corpo docente non sembra essere una priorità della nostra classe politica, memore forse del clamoroso insuccesso a suo tempo subìto dal ministro dell’Istruzione Berlinguer, quando tentò di introdurre una valutazione degli insegnanti ispirata a principi di merito (rimettendoci, di fatto, il posto). Al ministro Gelmini si deve riconoscere l’intenzione di procedere sulla strada della valutazione di un corpo docente che in una significativa percentuale è stato «scelto» (si fa per dire) attraverso ope legis e infornate di precari. Questo tentativo è sostanzialmente bloccato a causa delle resistenze che ha incontrato tra gli insegnanti, in parte dovute a diffidenza per ogni valutazione del loro lavoro (è un paradosso tutto italiano che esistano insegnanti i quali, pur praticando quotidianamente la valutazione sugli studenti, siano poi ostili a che essa venga praticata su di loro). Ma in parte l’ostilità del corpo docente ad essere valutato deriva dai limiti stessi del progetto del ministro: sembra discutibile, ad esempio, la strada di individuare gli insegnanti da premiare attraverso commissioni composte dal preside e da due docenti dell’istituto. Come ha osservato in merito Giorgio Israel, nelle scuole alla cui testa vi sono presidi che lasciano a desiderare (ne esistono, eccome), il sistema rischia di favorire il formarsi di «camarille» di docenti «amici» più che premiare quelli bravi. Ma in realtà appare discutibile la stessa idea che il nostro sistema di istruzione possa migliorare anzitutto a partire dal riconoscimento economico in favore dei docenti più bravi. Infatti, ciò di cui soprattutto soffre la scuola italiana, ciò che spesso abbassa la qualità dell’insegnamento, è in primo luogo la presenza di una cospicua minoranza di insegnanti palesemente inadatti al proprio compito, di fronte ai quali anche presidi capaci e motivati possono fare poco o nulla. Rendere più agevole la sanzione o nei casi più gravi l’allontanamento dei docenti inadeguati alla loro funzione implicherebbe evidentemente un immediato miglioramento del nostro sistema di istruzione. Ma un’azione del genere— che, nell’attesa di trovare un sistema adeguato e condiviso per premiare gli insegnanti migliori, colpisse intanto i peggiori— ridarebbe anche un po’ di autorevolezza a un corpo insegnante che spesso vede per nulla penalizzati i colleghi di scarsa preparazione o poco disponibili ad impegnarsi.

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