Ingv, ricercatori in agitazione

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L'ISTITUTO DI VULCANOLOGIA L'ente a rischio collasso per il taglio dei fondi alla ricerca
Dopo le dimissioni del presidente la situazione precipita. Uno degli enti più prestigiosi della ricerca italiana rischia il blocco: dei 900 dipendenti, 400 sono precari e con il blocco della pianta organica rischiano di essere messi fuori ROMA. Le improvvise dimissioni di Domenico Giardini dalla presidenza dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) aprono una crisi drammatica in uno degli enti più prestigiosi della ricerca italiana. Docente di sismologia e geodinamica a Zurigo, direttore del Servizio Sismologico svizzero, Giardini ha lasciato il suo posto per «motivi personali», sembra forse per un'incompatibilità tra la presidenza Ingv e i suoi precedenti incarichi. La nomina di Giardini era avvenuta non più tardi dell'agosto scorso quando l'ex ministro Gelmini aveva estratto il suo nome da una rosa di candidati presentata da un Search committee. La sua decisione, annunciata ieri nel corso di un'affollata assemblea con il personale e i ricercatori che si è svolta nell'istituto costituito nel 1999, apre uno squarcio sulle drammatiche condizioni in cui versa la ricerca nel nostro paese.
Stando ai dati pubblicati dai ricercatori precari dell'Ingv sul blog precariatingv.wordpress.com, l'ente che ha sede in via di Vigna Murata a Roma conta poco più di 900 dipendenti dislocati in tutto il Paese, dalla Sicilia alla Lombardia. Di questi, 731 sono ricercatori, tecnici e tecnologi. Il problema è che solo 563 persone lavorano a tempo indeterminato, mentre quasi 400 sono precari. Assegnisti di ricerca e tempi determinati, senza contare i borsisti, che lavorano talvolta da dieci anni, in maniera intermittente e senza garanzie in un ente che ha il compito di monitorare 24 ore su 24 la sismicità di un paese soggetto a terremoti devastanti come quello del 2009 a L'Aquila.
Di solito, con la parola «precari» s'intende una serie di persone che prestano a tempo le loro competenze e, finito il contratto, vengono mandate a casa. All'Ingv, come in tutti gli enti di ricerca controllati dal Miur così come in quelli dal Cnr, è esattamente l'opposto. Le attività di queste persone sono completamente inglobate nella vita quotidiana dell'ente, sia nella ricerca che nei servizi. Il 54% di questi «precari», all'incirca 200 persone, è «stabilizzando», cioè sono ricercatori, tecnici, tecnologi o personale amministrativo che devono essere assunti in base ad una direttiva europea.
Diversamente da altri enti di ricerca, l'Ingv non ha ancora stabilizzato nessuno. Entro la fine di questo mese, se i contratti in scadenza non saranno rinnovati, il 34% dei «precari» (126 persone) verrà messo alla porta. Entro dicembre 2012 scadranno invece tutti gli altri contratti temporanei e saranno in 225 a doversi cercare un nuovo lavoro. Quante possibilità ha oggi un sismologo o un vulcanologo di trovare un posto, dato che è l'Ingv a svolgere principalmente questo lavoro?
Tempo un anno e l'Ingv rischierà dunque il collasso. A questo esito sconvolgente hanno collaborato una serie di fattori. Innanzitutto il blocco della pianta organica che è stata fissata 12 anni fa, dal momento dell'accorpamento dell'Istituto di Geofisica con l'Osservatorio Vesuviano, l'Istituto Internazionale di Vulcanologia, l'Istituto di Geochimica dei Fluidi e quello per la ricerca sul rischio sismico. Il tetto fissato allora era all'incirca di 580 persone, e nessuno mise in conto l'esigenza dell'Ingv di allargare le sue competenze a nuovi campi di ricerca. Più volte è stato chiesto l'allargamento della pianta organica. Richiesta rifiutata sia dal Miur che dal ministero dell'Economia.
A questo problema si è aggiunto il taglio del 13% al fondo degli enti di ricerca, dirottati su un ristretto numero di «progetti bandiera» e la riduzione (circa 30%) dei finanziamenti provenienti da una convenzione con la Protezione Civile. «Così facendo - spiega Domenico Pantaleo, segretario Flc-Cgil - si è andati ad incidere sulla carne viva degli enti. L'Ingv ha raggiunto l'80% delle spese del personale e non potrà rinnovare i contratti in scadenza, se non ricorrendo ai fondi provenienti dai progetti di ricerca. Questa situazione rappresenta il paradigma della condizione della ricerca in Italia. Il ministro Profumo deve affrontarla nel più breve tempo possibile». I tempi sono ristrettissimi. In una decina di giorni si dovrà trovare un sostituto di Giardini, «se è possibile - afferma Giovanna Curtrera, Rsu della Cgil - in maniera condivisa dalla comunità scientifica». E poi c'è anche il capitolo aperto dei regolamenti sui quali non c'è stato ancora un vero confronto con i sindacati. Insomma, chi dirigerà, e con quale metodo, il processo di riordino dell'Ingv che prevede, tra l'altro, l'elezione di un nuovo direttore generale?

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UNIVERSITÀ Strage di precari tra il 2008 e il 2010

Ad un anno dall'approvazione della riforma Gelmini dell'università, la strage dei precari continua. Il coordinamento dei precari dell'università (Cpu) ha calcolato che dal 2008 al 2010 il loro numero è diminuito di 22 mila unità. Il precariato non è stato assorbito nei ruoli strutturati, sono stati semplicemente ridotti i posti a disposizione, 5000 unità di personale strutturato in meno. Nel 2011 le cifre saranno probabilmente superiori. Negli ultimi giorni si è molto discusso sull'intenzione del neo-ministro Profumo di avviare la procedura nazionale per le abilitazioni dei ricercatori entro la primavera 2012. Questo significa che i precari resteranno con un pugno di mosche. Su 203 posizioni da ricercatore a tempo determinato banditi, 201 sono di tipo A, privi cioè di qualsiasi sbocco, e solo 2 daranno accesso alla carriera. La tenure track gelminiana è una strada sbarrata.

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