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11 Gennaio 2012
In compenso, farà ricorso al «Fondo Letta» per finanziare l'edilizia universitaria. L'auspicio del ministro è costruire nuove case per gli studenti, sperando che le risorse non servano invece ad ampliare ancora i campus. Allo studio con Inps e Inail c'è anche un «progetto paese» per costruire nuove scuole. Il totale delle risorse per l'università sarebbe di 12.500 miliardi, di cui 3.222 da erogare come incentivi alla ricerca attraverso un sistema che rischia di premiare gli atenei più forti e le cordate accademiche influenti, penalizzando le università più piccole, indebitate e i gruppi di ricerca meno influenti. In realtà da questa cifra devono essere scomputati almeno 1 miliardo del taglio agli atenei e altri 1700 per l'edilizia scolastica a Sud che, in realtà, sono 974,3 milioni, più circa 700 in una complessa partita di giro con la Cassa Depositi e Prestiti.
L'inquilino di Viale Trastevere ha inoltre sorvolato sul tetto del 90% tra spese fisse e finanziamenti che obbligherà almeno 37 atenei a chiudere in rosso i bilanci nel 2012, anche se hanno una gestione «virtuosa». Si è invece soffermato sugli 80 miliardi stanziati dall'Unione Europea con il progetto «Horizon 2020» nel 2014. In vista di un simile evento, il ministro ha consigliato ai ricercatori italiani di tenersi in «allenamento» con i bandi Prin appena pubblicati (e quelli Firb), anche per evitare l'emorragia avvenuta negli anni del VII programma quadro durante i quali sono stati persi 500 milioni di euro (8%), a fronte di un contributo pari al 14%. In attesa che la ricerca riscopra le antiche virtù atletiche, è certo però che la road map indicata da Profumo per migliorare la «policy» della ricerca è proibitiva.
Gli analisti del sito Roars.it sostengono infatti che il numero dei progetti approvati sul Prin di quest'anno saranno ridotti a non più di 435, cioè tra il 13 e il 40% in meno di quelli presentati nel 2009. I 175 milioni di euro stanziati verranno erogati secondo una procedura così irrazionale da rendere questi fondi inaccessibili. Una situazione che ha spinto la responsabile ricerca del Pd, Maria Chiara Carrozza, a chiedere spiegazioni a Profumo, ma al momento senza risultati. Salvo un improbabile ritiro del decreto sui Prin, l'allenamento è già oggi una fatica inutile.











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