Sulla destra e inseguendo la folla La scienza di come camminiamo

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Nuove ricerche sui pedoni che insegnano a costruire città sicure

Della questione si era occupato anche il Manzoni nei Promessi Sposi quando scriveva che Fra Cristoforo doveva spostarsi dalla «dritta» per far posto al nobile in arrivo. Ora il camminare dal punto scientifico e sociologico (ma in fondo anche filosofico) cattura l'attenzione dei ricercatori. 
Gli studi sulla viabilità pedonale hanno sempre dato la precedenza al problema della sicurezza. E in effetti, le ricerche hanno dimostrato che le persone che parlano al cellulare non riescono a rendersi conto di quanto accade attorno a loro. Di più, avvertono gli scienziati: chi simultaneamente conversa e cammina, quando attraversa la strada ha meno tempo di pensare di quanto ne rimanga a chi sta risolvendo un complesso problema di matematica. Altri ricercatori si sono conviti che chi cammina in stato di ebbrezza corre gli stessi rischi di chi guida.
La novità è che ora a catturare l'attenzione degli scienziati sono anche le passeggiate solitarie di persone perfettamente sobrie. 
Recentemente l'Economist ha dedicato un lungo articolo alla «Saggezza della folla», uno studio inedito sul comportamento dei pedoni, campo che mette insieme nozioni di fisica, ingegneria, statistica e cognitivismo. 
In particolare, l'articolo (ripreso da siti e blog) si basa su uno studio condotto da Mehdi Moussaid, ricercatore del Max Planck Institute for Human Development di Berlino. Gran parte del lavoro di Moussaid si concentra su come i pedoni reagiscono al traffico sul marciapiede. 
«La passeggiata sembra offrire, più di ogni altro mezzo, libertà di movimento. Ma in realtà le cose sono un po' più complicate», spiega il ricercatore. «Che si scansino per evitare uno scontro, che seguano la folla, i pedoni sono autonomi ma condizionati dai comportanti degli altri». 
Quando una persona cammina dritta verso un'altra, per esempio, deve decidere se spostarsi a destra o a sinistra per evitare uno scontro. Questa decisione non ha niente a che fare con le abitudini di guida: «In Gran Bretagna i pedoni per evitare un pericolo istintivamente tendono a portarsi a destra, anche se guidano tenendo la sinistra», prosegue Moussaid. Come si spiega? «Alla fine la gente finisce per scegliere il lato giusto mediante un meccanismo implicito di comprensione sociale». L'apprendimento che porta le persone a sviluppare la stessa preferenza della maggioranza della folla è particolarmente utile nei momenti di confusione o quando si tratta di gestire le emergenze, spiegano gli scienziati. 
Per Moussaid la tendenza ad ammucchiarsi di lato e a seguire la folla è naturale. «Il 70 per cento di chi viaggia a piedi lo fa in gruppo, un'abitudine che rallenta il flusso pedonale del 17 per cento. Questo è il motivo per cui quando la folla si trova di fronte a problemi di spazio sul marciapiede tende a flettersi in una forma a «V», contraria alle regole aerodinamiche.
Non tutte le società reagiscono alla congestione stradale causata dai pedoni. Un esperimento sul modo di camminare ha messo a confronto tedeschi e indiani, dimostrando che se il comportamento è simile nelle passeggiate in solitaria, le cose cambiano nella folla congestionata. Il modo di camminare «disordinato degli indiani» risulta più efficace per districarsi nella folla di quello ordinato dei tedeschi, che rallentano visibilmente la loro andatura.
Moussaid è convinto che gli studi cognitivi sui pedoni serviranno costruire città più sicure. Nella stessa direzione vanno le ricerche di altri scienziati. Eleonora Papadimitriou, ingegnere greco, ha dimostrato come le persone che comminano veloci abbiano la tendenza a rimandare gli attraversamenti il più a lungo possibile e siano poi propense a farlo al centro di una strada anziché agli incroci. 
«Mi ha sempre intrigato l'idea dell'inclinazione alla destra o alla sinistra del pedone; fateci caso, ognuno di noi sceglie un percorso convinto che sia il più breve e invece non è così», osserva l'urbanista Marco Romano. «Benvenuto ogni studio che ci permette di conoscere meglio il comportamento del pedone aiutandoci a riprogettare le reti urbane fino oggi troppo orientate verso i bisogni degli automobilisti», interviene Paolo Pileri, docente di pianificazione urbanistica ambientale. «Si potrebbe cominciare con creare passatoie che legano i due marciapiedi, eliminando così il cambio di livello ai pedoni. Mi auguro che questi studi portino alla rinascita di movimenti come i Woonerf olandesi. Negli anni 70 condizionarono la progettazione delle città».

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