Da Mattei ai weekend della benzina Le vacanze degli sconti 1960

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Già nel 1960 l'Eni tagliò i prezzi del sabato

Nel 1928 il costo della benzina era imposto dal governo: «Non più di 2 lire e 20 centesimi: altrimenti si silurano i dirigenti». Dieci anni dopo era già volato a 7 lire e 18 centesimi al litro, dal 1973 al 1982 addirittura era passato da 134 a 1.115 lire convincendo nel giro di una manciata d'anni il governo che qualcosa andava fatto almeno per non far scappare i villeggianti stranieri e insieme affossare l'economia del turismo estivo: nel loro Paese facevano il pieno decisamente più a buon mercato e così il 15 maggio 1986 si istituirono per legge i «buoni carburante» per i turisti in arrivo dall'estero in auto, pensionati solo sei anni dopo quando un litro di benzina nostrano costava 1.550 e uno tedesco ancora un terzo in meno.
Oggi come allora l'estate è alle porte e la paura è che l'effetto caro-carburante si faccia sentire su durata e meta delle vacanze. Più partenze in aereo e treno, più auto noleggiate, più gente a casa: dicono le consuete indagini pre-partenze. E la benzina ribassata diventa un miraggio che si materializza nelle code ai distributori low cost della grande distribuzione (entro l'anno in arrivo altri 20 distributori anche da Coop), nel passa parola on line sulla geografia delle «stazioni no logo» nostrane (in bella mostra sulle homepage delle associazioni dei consumatori), nella campagna benzina a un euro per tre anni se compri una Fiat. E, ultima arrivata, nell'iniziativa weekend lanciata dall'Eni: da oggi al 2 settembre 20 centesimi di sconto su benzina e gasolio in tremila stazioni Iperself. Con tanto di rincorsa di Q8 che, sulla sua rete Easy, ha annunciato ribassi ancora maggiori (in soldoni e tempi) del concorrente.
È il rispolvero, qualcuno azzarda, del «nazionalpopulismo» di Enrico Mattei. Con la sua duplice formula: lotta senza quartiere alle Sette sorelle sul fronte globale, politica del basso prezzo sul fronte industriale. Era il 1960 quando l'ingegnere Mattei, allora presidente dell'Eni di cui Agip faceva parte, decise di cavalcare il boom economico e dare un'ulteriore spinta agli italiani riducendo il prezzo della benzina: «Da 125 a 120 lire al litro per la normale e da 135 a 130 per la 98 ottani». Sconto del 5% e risparmio globale annuo pro consumatori di 15 miliardi di lire. Era il livello più basso mai raggiunto in Europa, al netto delle imposte, tanto che lo Stato diminuì sensibilmente gli oneri fiscali (all'inizio dell'anno dopo arrivò alla cifra tonda delle 100 lire al litro). 
Si racconta che tutta l'operazione venne portata avanti in gran segreto. La campagna partì alle 7 di sabato di 19 marzo e i manifesti con i nuovi prezzi di vendita furono stampati nella notte del giovedì prima in un clima da stamperia clandestina: una tipografia di Roma fu «noleggiata» in toto da Mattei, per impedire la fuga di notizie i suoi fili del telefono furono tagliati ma per far fronte ad eventuali contromosse dei competitor furono comunque stampati più manifesti con differenti prezzi. L'iniziativa colse tutti di sorpresa, in pieno weekend nessuna compagnia si mosse, né le americane Esso e Mobil né gli anglo-olandesi della Shell. Ma solo per quel fine settimana, poi anche le altre società petrolifere ristamparono i manifesti con i prezzi ribassati.
La storia si ripete. Con «Riparti da Eni» gli eredi di Mattei hanno assicurato che i «prezzi applicati saranno i più bassi d'Europa», dalle 13 del sabato alle 24 della domenica (esclusi sostanzialmente gli impianti autostradali), che l'offerta sarà valida fino a esaurimento scorte e che in via eccezionale le pompe saranno rifornite anche la domenica. Appena ventiquattro ore dopo Q8 ha annunciato sconti sulla sua rete Easy «persino superiori per entità e durata nei weekend» rispetto a quelli del concorrente e «un'importante campagna sul resto della rete». Assopetroli ha chiesto all'Antitrust di verificare se la campagna Eni non violi la libera concorrenza. Mentre la categoria dei benzinai ha annunciato uno sciopero per metà luglio: «Se, come dimostrano gli impianti della grande distribuzione e i no logo, ci sono gli spazi economici per farlo, le compagnie petrolifere hanno il dovere di abbassare i prezzi dei carburanti ovunque, tutti i giorni e per tutte le modalità di vendita».

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