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18 Gennaio 2012
Quei primi scienziati si preoccupavano della forza distruttiva dell'arma atomica e dell'uso che gli esseri umani ne avrebbero fatto (resta vero quanto disse Albert Einstein nel 1946: «È cambiato tutto, salvo il nostro modo di pensare»). Si preoccupavano anche della segretezza dei programmi militari, del fatto che i governanti avrebbero potuto trascinare l'umanità in un confronto atomico senza la consapevolezza e tantomeno il consenso dei loro cittadini. Per questo vollero fondare il Bullettin, che da 67 anni informa sulle «minacce alla sopravvivenza dell'umanità» insite nelle armi atomiche e, ormai, anche nel cambiamento di clima e alcune tecnologie emergenti delle «scienze della vita».
L'orologio dell'apocalisse dunque è un indicatore della vulnerabilità umana. Ma qui le lancette possono tornare indietro: nel gennaio 2007 ad esempio erano retrocesse da 5 a 7 minuti perché «sembrava che i leader mondiali potessero affrontare le minacce incombenti», spiega la direzione del Bullettin (che prende la decisione insieme a un comitato di consulenti di cui fanno parte scienziati illustri, tra cui 18 premi Nobel). Ora quel senso di ottimismo è svanito: «Il cammino verso un mondo libero da armi nucleari è tutt'altro che chiaro, e manca una chiara guida in quella direzione». Nel dicembre 2010 è stato firmato il nuovo trattato Start tra Stati uniti e Russia (il trattato per la riduzione delle armi strategiche), ed è un elemento positivo. «E però i governi di Usa, Cina, Iran, India, Pakistam, Egitto, Israele e Corea del Nord sono stati incapaci di ratificare il Trattato per la messa al bando totale dei test nucleari (Ctbt), e di portare avanti un trattato che metta fine alla produzione di materiale fissile». Nel mondo restano circa 19.500 armi nucleari, abbastanza da distruggere la popolazione terrestre parecchie volte. Tra gli ostacoli a un mondo senza armi nucleari, il Bulletin cita il contrasto tra Usa e Russia sulle difese missilistiche, e poi l'insufficente trasparenza, pianificazione e cooperazione tra le nove nazioni dotate di armi nucleari: anzi, «la reciproca sfiducia tra quasi tutte le potenze atomiche è tale che ciascuna fa del proprio meglio per modernizzare i propri arsenali nucleari», in barba ai discorsi sulla sicurezza e di riduzione degli armamenti. Il Bullettin parla dei rischi di proliferazione, e cita l'Iran come problema insoluto - ma il problema da risolvere è quello del potenziale doppio uso (civile e militare) delle tecnologie nucleari, spiega. Cita poi l'industria nucleare civile, che ha registrato un nuovo disastro a Fukushima, in Giappone. Insiste soprattutto sul cambiamento del clima: «Il mondo è condannato a un clima più caldo, fenomeni meteo più estremi, siccità, carestie, scarsità d'acqua, innalzamento dei mari, e crescente acidificazione degli oceani», a meno di diminuire da subito la nostra dipendenza dai combustibili fossili: «le decisioni prese nei prossimi pochi anni ci metteranno su una via che sarà impossibile cambiare». E allora nessuno potrà riportare indietro le lancette dell'apocalisse.











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