Meno posti e più precari Il costo della crescita zero

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MILANO — Meno lavoro, più precari. E' questa la fotografia scattata ieri dall'Istat, almeno per quanto riguarda le grandi imprese tra il 2005 e il 2010: prima dello scoppio della crisi e, dopo, passato l'annus horribilis della grande recessione 2009. In quegli anni l'occupazione è calata del 2,9%, con i nuovi arrivati inquadrati soprattutto «a tempo»: le assunzioni con contratti a tempo determinato hanno rappresentato in media circa il 71,5% degli ingressi in azienda. Qualcosa, però, sembra muoversi sul fronte più delicato, quello dei giovani, con quasi 46 mila assunzioni non stagionali previste per il primo trimestre 2012: praticamente un raddoppio rispetto alle 23.700 segnalate nel quarto trimestre 2011. Sono i numeri del centro di ricerche Datagiovani, basate sugli ultimi dati Unioncamere-Ministero del Lavoro riferiti alle proiezioni per gennaio–marzo 2012. 
Un altro segnale positivo, questa volta sul fronte europeo, arriva dal cosiddetto «Surprise gap» calcolato da Axa, vale a dire la differenza tra i livelli attuali di produzione e le previsioni di tre mesi prima: nei Paesi dell'area euro l'indice è tornato positivo per la prima volta da aprile del 2011, grazie a un «rimbalzo robusto» della produzione in Germania e Spagna. E a gennaio è arrivato il primo recupero, dopo 10 mesi di ribassi, per il dato sul «sentimento economico» in Europa: la «fiducia» calcolata dalla Commissione Ue è salita di 0,6 punti nell'Eurozona (a 93,4); in Germania il dato è migliorato di 2,3 punti e in Spagna di 1,8, ma in Francia è sceso di 2,1, punti e di 1,1 in Italia. Dove — dati Istat alla mano — il clima di fiducia nelle imprese del commercio al dettaglio è calato ai minimi dal 2003. Tanto che il quadro sulla crescita in generale resta al ribasso. Ultimo dato: quel -1% di Pil previsto da Moody's. 
Dall'altra parte dell'Atlantico, invece, la musica sembra essere ben diversa. E non si tratta solo della crescita, appena fissata al +2,8% nel quarto trimestre dell'anno. Ma anche delle aspettative future: basta vedere l'indice Nasdaq, che misura l'andamento dei titoli hi tech a Wall Street, ed è quindi una «spia» della fiducia degli operatori nel settore; ormai è a pochi, pochissimi punti (appena il 2%) da livelli che non si vedevano dal 2000, sopra quindi anche ai massimi relativi del 2007. A Milano, invece, il Ftse Mib (che misura i principali titoli, hi tech e non) viaggia a un «meno 65%» dai massimi di cinque anni fa.
Intanto, al vertice di ieri tra il presidente del Consiglio Mario Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, il primo avrebbe chiesto di «associare» ai 17 dell'Eurozona gli altri 10 membri dell'Unione europea «quando si discute di competitività o mercato unico»: un'idea che potrebbe essere discussa anche in sede di Consiglio europeo. Sempre ieri, l'istituto statistico europeo ha pubblicato nuovi dati su imprese e famiglie. Nel terzo trimestre del 2011 il tasso di investimento delle imprese è salito al 21,1% nella zona euro e al 20,5% nell'Unione a 27, ma — ha specificato l'istituto — «nell'Eurozona la quota dei profitti delle imprese è diminuita». Sul fronte delle famiglie, il tasso di risparmio è calato al 13,3% (dal 13,7%) e il reddito disponibile è sceso di un ulteriore 0,4% in termini reali.
Restando a Bruxelles, il presidente dell'esecutivo dell'Ue José Barroso ha proposto l'arrivo di una squadra della Commissione in Italia — e in altri sette Paesi tra cui Grecia e Spagna — per lavorare con governo e parti sociali; l'obiettivo: creare occupazione giovanile anche con l'aiuto dei fondi Ue non spesi. Gli Stati al centro della proposta sono otto: oltre a Italia, Spagna e Grecia, anche Slovacchia, Lituania, Portogallo, Lettonia e Irlanda, vale a dire quelli che hanno i livelli più alti di disoccupazione giovanile. Barroso ha indicato anche le scadenze: «In undici settimane, da ora a metà aprile, gli "action team" devono elaborare piani da includere nelle riforme di ogni Paese». Il presidente avrebbe già inviato la lettera di inviti ad accogliere gli esperti Ue ai leader degli otto Paesi «in modo da iniziare il lavoro il più presto possibile». Questo schema potrà poi essere esteso a tutti gli altri Stati se darà buoni risultati.

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