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05 Gennaio 2012
Ma che le spese militari non conoscano recessione né, tanto meno, decrescita, non è purtroppo una novità. La circostanza davvero interessante è che nel caso degli F-35 - campagna che le associazioni pacifiste conducono da anni insieme al manifesto, che ci fece la copertina ai primi di dicembre - si svela il gioco dei "tecnici". Se Monti e Passera, per dire, o perfino Riccardi, cattolico che da molto tempo si occupa di migranti e rifugiati, possono presentarsi come le persone giuste al posto giusto, perché sanno di cosa si tratta nei rispettivi campi, ecco che l'ammiraglio Di Paola, che pure è indubbiamente un "tecnico", appare per quel che è: il portatore sì di una ideologia indiscutibile, la sola possibile, ma che nel suo caso è però evidentemente arbitraria: ci possono ancora raccontare che "crescita" equivale a "tav" o ad "autostrade", ma che l'Italia debba essere il decimo paese al mondo quanto a spese militari, debba partecipare a "missioni di pace" come in Afghanistan, debba contare su 180 mila militari in servizio attivo, e debba dotarsi non di una portaerei (la Garibaldi) ma di due (la Cavour, che ospiterebbe appunto gli F-35), è invece molto discutibile. Il dettaglio per cui è stato proprio Di Paola a firmare a Washington, come capo di stato maggiore, il pre-accordo per l'acquisto di questi inutili, inefficienti e costosissimi aerei, è la ciliegia sulla torta.
In generale questo è il problema principale del governo Monti: non trasuda egemonia, non interpreta alcuna vera corrente di pensiero o aggregato di interessi che viva nel paese. Berlusconi, a modo suo, proponeva una narrazione che catturava un gran pezzo di società. Monti no. Al massimo, con l'aiuto di Napolitano (che rispolvera perciò Di Vittorio e il Piano del lavoro del dopoguerra), può cercare di spaventare i bimbi cattivi: attenti, se non fate i sacrifici arriva l'uomo nero, l'avvoltoio speculatore. Ma sugli F-35, prima che su Tav o manipolazioni delle pensioni e del diritto del lavoro, l'asino casca. Perciò Repubblica, entusiasta "organo" dei "tecnici", adotta il motto della polizia: meglio prevenire che reprimere.
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