L'intreccio tra economia criminale e finanza mondiale

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Un primo bilancio della Otranto Legality Experience, evento costruito dal network europeo Flare per ragionare di antimafia sociale e criminalità transazionale.

«Se non potete eliminare l’ingiustizia almeno raccontatela a tutti» così scriveva Alì Shariati, uno dei principali teorici dell’Islam non integralista.
Flare [Freedom Legality And Rights in Europe], il principale network internazionale contro la criminalità organizzata, fondato da Libera e composto da 45 organizzazioni di 27 Paesi, ha invitato ad Otranto, alla prima edizione di Otranto Legality Experience [Ole] intitolata «Economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria», oltre 50 relatori/testimoni per raccontare il formarsi delle mafie globali, i loro affari e per illustrare i varchi che il funzionamento della finanza internazionale offre alla loro azione.
Ma gli aderenti a Flare non si accontentano di raccontare, sono attivisti nel pieno senso della parola e sono quotidianamente impegnati nell’azione sociale di contrasto alle mafie, spesso rischiando la vita, ed infatti ad Otranto non erano pochi i familiari delle vittime di mafia. A cominciare da Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte, prima donna amministratrice pubblica ad essere vittima nel 1984 di un delitto politico-mafioso per il quale sono stati puniti gli esecutori, ma mai i mandanti, collocati nei piani alti della politica e degli affari. Alcuni dei partecipanti al Forum sono riusciti a raggiungere la Puglia solo dopo innumerevoli peripezie attraverso le burocrazie statali europee, pur essendo in fuga ricercati dai clan criminali locali, come Mário Sá Gomes. Altri dall’Afghanistan, dall’Iran e dalla Nigeria non sono riusciti ad arrivare per la mancata concessione del visto da parte delle ambasciate italiane. Se pensiamo che avrebbero dovuto testimoniarci l’intreccio nei loro Paesi tra criminalità, affari, governi e multinazionali, comprendiamo quanto sia stata grave la decisione delle rappresentanze italiane.
La competenza dei relatori, l’alta qualità delle relazioni e l’indubbia preparazione dei 150 partecipanti al Summer Camp [organizzato con una trentina di seminari mattutini e visite pomeridiane ai terreni confiscati] hanno trasformato il Forum, come si è potuto constatare anche negli incontri pubblici, in un’occasione unica a livello internazionale. Opportunità fondamentale per la formazione di chi vuole agire in questo campo, ma anche per l’informazione dei normali cittadini che nella loro vita subiscono, spesso senza averne coscienza, le conseguenze degli intrecci mafiosi.
Il Forum diventerà un appuntamento annuale. Il prossimo anno vi sarà una Summer School [sostenuta da tutti gli atenei pugliesi a da alcune università europee ed internazionali] per studenti universitari e neolaureati che vedrà riconosciuti dei crediti formativi; si replicherà il Summer Camp in forma più ampia, ed infine vi saranno alcune giornate di vero e proprio Forum aperte a chiunque sia interessato.
In attesa della pubblicazione degli atti completi del Forum, riassumo i cinque punti che ho affrontato nella sessione conclusiva del Forum:
1] Non c’è una separazione netta tra economia legale e illegale, anzi c’è un’economia finanziaria formalmente legale ma che concretamente si comporta illegalmente; questa zona grigia è fortemente aumentata negli ultimi anni e rischia di dilatare ulteriormente la propria azione nei prossimi anni. In particolare Pedro Paez, già ministro delle Finanze in Ecuador e membro della commissione Stiglitz delle Nazioni Unite, ci ha ricordato come mentre il PIL mondiale è di 67.000 miliardi di dollari, l’ammontare totale dei derivati finanziari, quindi di prodotti «off balance», fuori dal bilancio formale delle banche , ammonta a 1,5 milioni di miliardi di dollari; la sola Banca d’America ha 100.000 miliardi di dollari di derivati finanziari, una cifra superiore al PIL mondiale. Nei paradisi fiscali vi sono11.000 miliardi di dollari non tassati. Questa immensa massa finanziaria è stata, e lo è ancora, in grado di condizionare fortemente l’economia mondiale.

2] L’UE non sfugge a tale situazione; con 29 sistemi giuridici differenti, più del numero degli Stati dell’Unione [infatti alcuni, come la Gran Bretagna, ne hanno più di uno, in base alle autonomie amministrative] e con altrettanti sistemi fiscali, anche qualora vi fosse una decisa, trasparente e unanime volontà politica di contrastare il crimine organizzato internazionale, è evidente come questo sia oggettivamente un obiettivo difficile da raggiungere, in una simile situazione. Ad oggi sono solo tre – e tra questi non c’è l’Italia – i Paesi dell’Ue che hanno reso automatica sul loro territorio la confisca dei beni mafiosi decisa da un magistrato di un altro Paese europeo. Paradisi fiscali e off-shore sono di casa anche nell’Ue: il caso dell’isola britannica Jersey, collocata nel canale della Manica, è solo uno dei più eclatanti.

3] Forte è l’ambiguità di non poche istituzioni nazionali e internazionali. Il 60 per cento del commercio internazionale transita dai paradisi fiscali nell’indifferenza della WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. D’altra parte, solo per fare un esempio, sono le medesime regole della WTO che, garantendo 20 anni di brevetto monopolistico sui farmaci, favoriscono lo sviluppo del commercio illegale dei farmaci contraffatti nel sud del mondo. In alcuni Paesi l’intreccio tra economia illegale e Stato è sotto gli occhi di tutti; infatti crollerebbero intere economie se fosse azzerato il narcotraffico. Politiche repressive verso i migranti, quale è il progetto Frontex dell’UE, producono come conseguenza la crescita del traffico di esseri umani.

4] La crisi rischia di essere un ulteriore volano per l’economie criminali. In tempo di crisi le mafie sono tra i soggetti che meglio di altri possono garantire la disponibilità in tempo reale di ingenti quantità di denaro da investire; sono in grado di aggiudicarsi percentuali significative degli appalti per le grandi opere; trovano terreno fertile al moltiplicarsi delle pratiche usuraie. In una situazione nella quale diventa sempre più difficile la separazione tra economia materiale e speculazione finanziaria.

5] Movimenti globali contro la criminalità organizzata. L’appuntamento di Otranto è stato il risultato di un importante incontro tra due dei più interessanti percorsi verificatisi negli ultimi 15 anni: Libera, anima dell’antimafia sociale che punta alla sconfitta delle mafie attraverso la mobilitazione della società civile e la sua capacità di affiancare e stimolare l’azione repressiva delle istituzioni e il WSF, il Forum Sociale Mondiale, cuore dei movimenti antiliberisti che per primi hanno compreso le drammatiche conseguenze per tutta l’umanità derivanti da un modello dominato dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla globalizzazione dei mercati, in assenza di un ruolo prioritario delle istituzioni politiche. Potenziare e diffondere in una dimensione mondiale l’azione derivante da questo fecondo intreccio è stata l’intuizione di FLARE e sarà l’obiettivo prioritario del futuro prossimo di Ole.

*Vittorio Agnoletto è il coordinatore culturale di Ole

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