Guerre alla finestra. Un Rapporto sui conflitti dimenticati

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Guerre alla finestra

Pubblicata una ricerca per capire meglio le relazioni tra conflitti e impoverimento, soprattutto in zone del Sud del mondo, spesso provate anche da disastri naturali. Come in Kashmir, dove a povertà e guerra si sono aggiunti i devastanti effetti del terremoto del mese scorso. Continua in quell’area l’impegno di Caritas Italiana. Inviati 500.000 euro per aiuti d’urgenza.

“Guerre alla finestra“. È il titolo del rapporto di ricerca su conflitti dimenticati, guerre infinite e terrorismo internazionale, pubblicato in questi giorni. Curato da Caritas Italiana – in collaborazione con Famiglia Cristiana e Il Regno – ed edito da Il Mulino, è un viaggio tra scenari di violenza e di morte, con cause spesso intricate, e molti fenomeni collegati. Commercio delle armi, traffici illeciti, dramma dei bambini soldato, degli sfollati e dei rifugiati, lesioni dei fondamentali diritti umani, ruolo dei media, delle culture e delle Istituzioni, compresa la Chiesa. Per non dimenticare, informare, formare e impegnarsi nella solidarietà concreta. Con un focus specifico su sei conflitti: Congo, Sri Lanka, Colombia, Afghanistan, Palestina e Iraq.

All`inizio del 2005, i paesi coinvolti in conflitti armati di dimensioni significative erano 18, a cui si aggiungono due vere e proprie guerre, per un totale di 20 grandi conflitti nel mondo. Senza contare violenze su ampia scala e un numero altissimo di vittime in molti altri paesi. Il 90% di questi conflitti nasce nei Paesi del Sud del mondo.

Paesi spesso già provati anche da calamità naturali, come il terremoto che ha devastato la zona del Kashmir contesa tra Pakistan e India. Qui la Caritas Italiana – da subito accanto alle popolazioni colpite – continua ad intervenire in collegamento con la rete internazionale, Caritas Pakistan e Caritas India. Sono appena stati inviati 500.000 euro per sostenere il piano di aiuti di urgenza. In Pakistan l’intervento complessivo è pari a quasi 6 milioni di euro, a beneficio di 5.500 famiglie in 8 villaggi tra quelli meno raggiunti dalla solidarietà internazionale: 4 nel distretto del Kashmir e 4 nella provincia alla frontiera nord-ovest. In India il piano si aiuti è pari a oltre 5 milioni e mezzo di euro, e prevede generi di prima necessità, rifugi temporanei e cure sanitarie a beneficio di 4.000 famiglie in 10 villaggi nei distretti di Baramulla e Uri, diocesi di Jammu e Kashmir. Sono previste anche attività formative e ricreative per 5.000 bambini.

Oltre ai casi classici di scontri tra Stati come tra India e Pakistan, dal rapporto “Guerre alla finestra“ emerge che aumenta il numero delle guerre civili e, più in generale, delle guerre diluite nel tempo e nello spazio. Ma cresce anche la domanda di mediazioni nonviolente. Come dimostra un sondaggio SWG su un campione rappresentativo della popolazione italiana. L’80% degli intervistati chiede di potenziare il ruolo dell’Onu e il 42% ha fiducia nella capacità del papa e della chiesa cattolica di costruire la pace. Il 97% ritiene che dietro ogni conflitto, anche i più dimenticati, ci siano interessi internazionali politico-economici.

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