Revisione costituzionale: nasce il Paese-azienda

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Revisione costituzionale / Il Senato approva la legge

La Cdl dà vita al Paese azienda
Inizia la battaglia per il referendum

Con 170 voti a favore e 132 contrari il Senato ha approvato in via definitiva la legge di revisione costituzionale. La seduta si è conclusa con una standing ovation per Umberto Bossi, presente con la famiglia nella tribuna degli ospiti, che ha alzato il pugno in segno di vittoria. Il patto di ferro nella Cdl ha retto, i senatori della maggioranza hanno votato a favore della devolution senza sfilacciamenti.

Ma il voto del Senato non modifichera` subito la Costituzione. Per le modifiche della Carta, quando i si` non superano i due terzi degli aventi diritto al voto, come in questo caso, è infatti prevista la possibilità di ricorrere al referendum confermativo. Il che è ferma intenzione dell`Unione, come di molte forze della società (tra cui anche la Cgil), che hanno dato vita al coordinamento nazionale “Salviamo la Costituzione“, e che da oggi stesso hanno iniziato la raccolta delle firme per il referendum (ipotizzato entro giugno 2006).

La “devoluzione“ prevede il trasferimento di molti poteri alle Regioni (la cosiddetta potestà legislativa esclusiva su sanità, gestione della scuola e polizia amministrativa regionale e locale). Ma nella “riforma“ c`è molto altro. C`è il rafforzamento del premier: che sarà indicato direttamente dagli elettori, avrà facoltà di scioglimento della Camera, nominerà e revocherà i ministri e determinerà la politica dell`esecutivo. Tra le altre misure, prevista la diminuzione del numero dei deputati (da 630 a 500) e dei senatori (da 315 a 252).

Uno stravolgimento della seconda parte della Costituzione ritenuto aberrante dall`opposizione e da molti autorevoli costituzionalisti. Durante il dibattito iniziato al Senato i rappresentanti dell`opposizione hanno denunciato il testo come una “dissolution“ (così Angius dei
Ds) che darà vita ad una “costituzione pattizia“, specchio cioè
di “nient`altro che un patto tra le forze della maggioranza“
(questo invece il parere dell`ex presidente del Senato Nicola Mancino)

“Noi abbiamo disperso qualunque valore – ha proseguito Mancino -,
ci siamo limitati a registrare aziendalisticamente la necessita` di privilegiare il governo, perche` questo e` un Paese-azienda, non e` un Paese a sistema democratico“. Sollevando dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, il senatore della Margherita ha proseguito: “Si e` rinunciato all`ipotesi di una assemblea di revisione costituzionale e si e` scelta la strada di un patto all`interno della maggioranza, nel quale ognuno dei contraenti ha avuto qualcosa: la Lega la devolution, An l`interesse nazionale, Forza Italia il premierato assoluto e l`Udc una riforma elettorale che peraltro non e` coerente con l`impianto costituzionale e che e` sottoposto al voto finale del Senato. Si e` realizzato uno sbilanciamento dei poteri (…). Avremo cosi` una maggioranza che fa corpo unico con il primo ministro e, con la minaccia dello scioglimento della Camera, resta a sua completa disposizione“.

(www.rassegna.it, 16 novembre 2005)

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