Rapporto CNEL sul lavoro: aumentano solo i precari

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(“il manifesto”, 22 dicembre 2005)

RAPPORTO CNEL
Aumentano solo i precari

Giù di 10 punti l`offerta di tempi indeterminati

La riforma «Biagi» lodata dal governo fa precipitare il lavoro stabile. Scendono dal 58 al 49% gli impieghi fissi, salgono dal 29 al 38% le assunzioni a tempo
Modesta crescita dei posti di lavoro, flessione del tasso di occupazione, grosso calo delle offerte di rapporti a tempo indeterminato e boom del lavoro precario. Questi gli aspetti salienti del rapporto Cnel 2004 sul mercato del lavoro italiano: bloccato dal ministro Marzano per circa due mesi, ieri è stato presentato in sordina. La legge 30 non ci fa affatto una bella figura. Se il totale degli occupati è di 24.404.000, l`aumento nel 2004 è stato di sole 164 mila unità (0,7%) e non è bastato a sostenere il tasso di occupazione, sceso dal 57,5% al 57,4%, contro una media europea pari al 64,3%. E` la prima volta che il tasso di occupazione scende dopo diversi anni, un segnale che il sistema si sta arrestando, e questo nonostante i disoccupati siano diminuiti di 88 mila unità, portandosi a un milione e 960 mila (la rilevazione Istat di due giorni fa segnalava l`abbandono, da parte di molti, della ricerca di un posto). Quanto agli effetti della legge 30, il rapporto ha utilizzato l`indagine Isae del febbraio 2005 e quella Unioncamere del luglio 2005 (con il sistema Excelsior, che monitora le previsioni di offerta da parte delle imprese). La quota di impieghi a tempo indeterminato scende al 49,9%: in sostanza, meno di metà dei posti offerti è permanente. Il dato è inferiore di quasi 10 punti rispetto alle previsioni 2004, pari al 58,4%. Crescono le assunzioni a termine: i contratti a tempo determinato salgono dal 29,2% al 37,9% del totale. Insomma: è vero che attualmente il lavoro a tempo indeterminato è superiore rispetto a quello a termine (circa il 90% contro il 10%), ma è anche vero che l`offerta di posti è ormai arrivata a un 50% fisso contro un`altrettanta metà a termine.

Raddoppia il part time: nel 2003 solo il 13,2% delle imprese prevedeva di utilizzarlo, a fine 2004 l`aveva utilizzato il 24,3%. Vengono individuate per la prima volta 340 mila lavoratrici part-time che prima non risultavano occupate, e altre 430 mila part timers che prima risultavano occupate a tempo pieno. «Crescono solo le offerte di lavoro di bassa qualità, i part time destinati soprattutto alle donne, con bassi redditi e poche ore di lavoro», commenta Eliana Como, ricercatrice dell`Ires Cgil.

Aris Accornero, curatore del rapporto, ha rilevato che «ben i due terzi dell`aumento dell`occupazione in Italia è dovuto alla regolarizzazione degli immigrati».

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