Via Lecco: oltre 200 rifugiati costretti a lasciare anche la strada

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I 200 extracomunitari sgomberati dallo stabile che occupavano
hanno passato la notte sotto la neve. Chiedono sistemazione

Milano, gli immigrati di via Lecco
convinti a lasciare la strada

MILANO – Poco prima delle 8 la polizia è riuscita a convincerli e così, dopo una notte passata al freddo e sotto la neve per protesta, gli immigrati sono saliti sugli autobus messi a disposizione dell`Atm con i quali raggiungeranno i ricoveri indicati dal Comune di Milano. Finisce così, per il momento, la protesta degli ex occupanti dello stabile di via Lecco a Milano. Sono oltre 200, sono somali, sudanesi ed eritrei che hanno fatto domanda di asilo politico in Italia e per questo hanno ottenuto dalla questura il permesso temporaneo di soggiorno. Tra loro ci sono anche donne e bambini.

Durante la trattativa ci sono stati anche momenti di fortissima tensione. Poi la stanchezza, il freddo e la notte passata al gelo hanno indotto anche gli irriducibili ad accettare una sistemazione provvisoria. Ora andranno nei container riscaldati allestiti in un grande prato in via Lodovico di Breme, alla periferia nord Ovest di Milano, nei pressi dell`imbocco delle autostrade verso i Laghi. Alcuni dei container sono riservati a luoghi di socializzazione, come era stato chiesto. Ed è stata anche accolta la richiesta di non dover lasciare i luoghi di soggiorno alle prime ore del mattino, come avviene dei dormitori pubblici.

Gli immigrati chiedono un posto dove trasferirsi tutti insieme e non temporaneo, dal quale non siano costretti a uscire ogni mattina. Insomma, una soluzione definitiva ai loro problemi, una casa, la possibilità di imparare l`italiano, un lavoro. Da un mese e mezzo e fino a ieri occupavano uno stabile in via Lecco nel centro di Milano. Dall`edificio, a poche decine di metri da corso Buenos Aires, gli immigrati se ne sono dovuti andare.

A parte qualche momento di tensione, con qualcuno che è salito sui tetti e altri che si sono incatenati agli ingressi, non c`è stato bisogno dell`intervento della forza pubblica. Ma molti di loro non hanno voluto allontanarsi rifiutando le proposte alternative allestite dal Comune e dalla Caritas che già nei giorni scorsi avevano trovato sistemazioni alternative, anche se provvisorie.

Quando sono usciti dallo stabile ad aspettarli c`erano gli autobus dell`Atm per portarli nelle strutture trovate. Ma a questo punto in molti si sono impuntati, forse hanno temuto di essere trasferiti chissà dove, di venire divisi e di essere quindi più vulnerabili. “Vogliamo restare tutti insieme“, hanno ripetuto e a nulla sono valsi fino a questa mattina i tentativi dei tanti mediatori. E anche alcuni di coloro che all`inizio avevano accettato le nuove provvisorie sistemazioni, a sera sono tornati sui marciapiedi di via Lecco.

Non avevano comunque nessuna speranza di tornare nei locali del caseggiato, il cui ingresso è stato nel frattempo fatto murare dalle forze dell`ordine, rimaste comunque a presidiare la zona. Così hanno passato la notte all`addiaccio, respingendo qualunque offerta di aiuto. Sul posto, per l`intera notte, il 118 ha assicurato la presenza di un medico e di tre ambulanze. Ma nessuno ha avuto bisogno di ricorrere alle cure dei soccorritori.

Per oggi, alla Camera del Lavoro, è prevista una riunione cui parteciperanno don Virginio Colmegna, della Casa della Carità, che ieri ha compiuto per tutto il giorno una difficile mediazione, e rappresentanti delle associazioni e sindacati per tentare una soluzione che aiuti gli immigrati a uscire dall`emergenza.

(Repubblica.it, 28 dicembre 2005)

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