BENI COMUNI. L`acqua di Napoli resta pubblica. Intervento di Zanotelli

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(il manifesto, 31 Gennaio 2006)

Napoli, stop allo scippo dell`acqua

Come la Bolivia, anche il capoluogo partenopeo vince la sua guerra contro la privatizzazione dell`«oro blu». Esultano i movimenti, che oggi scendono in piazza per festeggiare e «vigilare»

ADRIANA POLLICE
NAPOLI
Sì al ritiro della delibera del 23 novembre 2004: l`assemblea dei sindaci dell`«Ambito territoriale ottimale 2 Napoli-Volturno» ha deciso ieri – con una maggioranza del 62% – di revocare l`atto amministrativo con il quale si erano aperte le porte alla privatizzazione delle risorse idriche di 136 comuni campani, l`ambito più vasto d`Italia. Una svolta che premia le lotte dei comitati civici, ma anche un «effetto collaterale» delle prossime elezioni, a cominciare dalle comunali: a porre la questione la regione Campania, che non ha titolarità sulla questione ma un notevole peso politico, la provincia e il comune partenopeo, che da solo detiene il 38% delle quote. Due anni e oltre due milioni di euro spesi dall`assemblea dell`Ato per non decidere nulla, l`iter deve cominciare d`accapo: definitivamente revocata l`«apertura delle buste», prevista per oggi, che avrebbe sancito l`inizio della gestione mista, l`assemblea dovrà procedere alla costituzione di una società pubblica per la gestione delle risorse idriche. La mobilitazione è stata così forte da convincere la sindaca Rosa Russo Iervolino, in corsa per il secondo mandato a Palazzo San Giacomo, a sconfessare la gestione mista. Radicale cambio di rotta anche per i Ds, capitanati da Bassolino, che dal blog annunciava la sua presenza alla manifestazione di oggi pro acqua pubblica. «Invitiamo il governatore a restare nelle sue stanze, come ha sempre fatto quando si trattava di incontrare i movimenti» l`hanno consigliato di rimando i comitati civici, rincarando: «la partecipazione del responsabile primo dei processi di privatizzazione dell`acqua nella nostra regione è da ascriversi a quello che pubblicamente abbiamo definito il gioco delle tre carte».

Non convince i comitati nemmeno il progetto di legge della giunta regionale per costituire Campaniacque, la Spa a capitale pubblico che dovrebbe sostituire Eniacqua (dopo la bocciatura del Tar) nella gestione delle infrastrutture idriche. Bassolino dovrebbe ottenere la maggioranza dei consensi in consiglio e vincere a metà febbraio il ricorso della società, che ha in affidamento le infrastrutture fino al 2017, quindi indennizzare i soci privati, in primis Gaetano Caltagirone.

Campaniacque, comunque, non scongiura il rischio che la distribuzione – cioè l`arrivo dell`acqua ai rubinetti – finisca ai privati. Così i comitati vigilano: oggi alle 11.30 assemblea presso l`aula magna della facoltà d`ingegneria, alle 15 presidio alla sede dell`Ato2 in via Console 3, alle 18.30 l`Acqua Parade a piazza Dante: «Ci riprendiamo i luoghi simbolo della nostra lotta. Dalla sede dell`ambito territoriale ci congiungeremo con il presidio dei comitati dell`Ato3 a via Santa Brigida e, infine, ci riprendiamo piazza Dante», dove si consumò durante la Notte bianca la censura a padre Alex Zanotelli e Beppe Grillo. A tornare sul luogo del «misfatto» saranno proprio Grillo e il padre comboniano, con loro Dario Fo e il governatore della Puglia Nichi Vendola.

Sul tavolo resta, dunque la questione della gestione pubblica, degli interessi economici in gioco: «Bisogna tornare a discuterne nei consigli comunali – afferma Salvatore Carnevale -. Il comune di Napoli, ad esempio, il 29 settembre 1996 con una delibera assegnò alla Merrill Lynch il diritto di prelazione sulle azioni dell`Arin, a copertura dei Boc emessi allora. Quella delibera non è stata mai revocata, e nel silenzio generale molti interessi continuano a celarsi dietro i servizi pubblici».

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BENI COMUNI
L`esempio che arriva da sud

ALEX ZANOTELLI
Un anno di lotta dal basso per l`acqua pubblica gestita con capitali pubblici e finalmente ieri il voto: si è raggiunto il numero legale e il consiglio dell`Ato 2 ha approvato il ritiro della delibera del 23 novembre 2004, abbiamo così ottenuto una grande vittoria di cui è giusto gioire. Bisogna, infatti, essere fieri di un risultato conquistato lavorando dal basso, senza finanziamenti e senza appoggi dai partiti, ma creando comitati civici in tutto l`Ato2: un lavoro capillare svolto nei 136 comuni delle province di Napoli e Caserta, comitati che hanno agito insieme dando una grande lezione a tutto il paese. La strada che abbiamo indicato è quella di fare rete, lavorare in sinergia a partire dai bisogni reali, senza cercare o accettare protezioni politiche. L`acqua è un bene fondamentale il cui accesso deve essere assicurato a tutti, questa la nostra battaglia, che abbiamo portato avanti con tenacia cercando di mobilitare la stampa – anche se all`inizio è stato difficile rompere il silenzio dei giornali sull`argomento – le televisioni locali e, soprattutto, i consigli circoscrizionali (a Portici ad esempio 21 consigli hanno votato contro la privatizzazione). Ma una grossa mano a porre il problema in modo forte alle istituzioni locali ce l`ha data la Notte Bianca di Napoli, quando mi fu impedito di salire sul palco con Beppe Grillo. La censura, diventata un caso nazionale, ha costretto la regione Campania, la provincia e il comune partenopeo a confrontarsi con noi. Ha costretto i partiti a rivedere le loro posizioni a cominciare dai Ds, giunti alla fine a una svolta radicale. Ora, finalmente, ammettono che l`acqua è un bene fondamentale e perciò deve essere gestito dal capitale pubblico. La società civile, con metodi non violenti, sta finalmente condizionando la politica, a Napoli per le risorse idriche così come in Val di Susa con il no alla Tav, a Reggio Calabria con il no al ponte sullo Stretto, ad Acerra contro l`inceneritore e, ieri, a Scanzano con il no ai rifiuti tossici. Una società civile organizzata, un soggetto politico che si pone contro il potere finanziario per la gestione di beni primari, come l`acqua e l`energia.

Una lotta che non è mai semplice, perché agita da persone provenienti da diverse esperienze e differenti linguaggi della politica. Abbiamo tenuto duro anche quando sembrava che nessuno ci ascoltasse e abbiamo conquistato un obbiettivo importante, ma sappiamo bene che è solo l`inizio. Ora il nostro compito è vigilare perché si arrivi davvero alla gestione pubblica delle risorse idriche in un ambito territoriale che serve tre milioni di persone, l`ambito più grande del paese, in modo da stabilire un precedente difficile da ignorare, un esempio non solo per la Campania ma per l`Italia. Ed è importante che l`esempio arrivi da Napoli, una città di cui da troppo tempo si stigmatizzano solo gli aspetti peggiori, ma che sulla questione acqua ha dato una grande lezione di lotta dal basso contro le istituzioni, quelle istituzioni che hanno finito per cedere. Oggi si può cominciare a sperare e si comincia proprio da Napoli.

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