Libertà di stampa. In Cina un`altra sfida al regime

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(da “la Repubblica”, lunedì, 02 GENNAIO 2006, pagina 21 – Esteri)

Cina, auguri-denuncia contro il regime

Con un elenco dei mali da affrontare un settimanale sfida la censura

Dopo lo sciopero dei giornalisti di “Notizie da Pechino“, una nuova breccia nel silenzio imposto ai media
Nella lettera di buon 2006 si esprime la speranza di un paese con i diritti umani e civili rispettati

Federico Rampini

PECHINO – L´orrore dei minatori mandati a morire per estrarre il carbone. I condannati alla pena capitale che non hanno diritto alla difesa. I contadini espropriati delle terre senza indennizzi. Scuole e ospedali riservati ai ricchi. Gli abusi contro i diritti umani, i lavoratori che non hanno un sindacato per proteggerli. I disastri ambientali nascosti dalla censura. Sembra il volto deteriore della Cina quale possiamo descriverlo soltanto noi corrispondenti occidentali. Invece è contenuto nell´editoriale del settimanale ufficiale Notizie della Cina, pubblicato dall´agenzia di stampa Xinhua di proprietà del governo.Con il pretesto degli auguri per l´anno nuovo il magazine ieri ha trasmesso ai suoi lettori un elenco implacabile, lucido e sorprendente, di tutti i mali che affliggono il paese. Lo ha fatto senza accuse dirette, senza toni polemici, evitando lo scontro frontale con il potere politico. Ma il lettore cinese non ha bisogno di aiuto per capire le colpe e le responsabilità.È un testo che parla da solo: «Per il 2006 – si legge su Notizie della Cina – ci auguriamo che non ci siano più tanti minatori costretti a morire sotto terra e che le loro famiglie non siano più angosciate quando vanno al lavoro. Ci auguriamo che ogni condanna a morte sia riesaminata con rigore dai giudici più esperti, che si possa escludere ogni possibile dubbio sulla colpevolezza, anche se questo può comportare ritardi e costi per il sistema giudiziario. Ci auguriamo che ogni lavoratore immigrato dalle campagne riceva il salario che gli è dovuto dopo un anno di duro lavoro, e se non viene pagato, che egli possa rivolgersi a qualcuno per ottenere ragione. Ci auguriamo che i diritti dei contadini sulle terre possano essere più protetti, che gli espropri da parte del governo siano trasparenti, e che i contadini ricevano indennizzi equi. Ci auguriamo che i salari dei lavoratori riescano a tenere dietro alla crescita e all´inflazione. Per questa ragione ci auguriamo che siano rispettati i diritti dei lavoratori, incluso il diritto di iscriversi a un sindacato in modo da poter negoziare con i padroni in una posizione meno debole. Ci auguriamo che la spesa pubblica garantisca a ogni bambino i nove anni della scuola dell´obbligo gratuita, e che egli non sia costretto ad abbandonare l´istruzione solo perché la sua famiglia è troppo povera. Ci auguriamo che le centinaia di milioni di nuovi abitanti che affluiscono nelle nostre città possano avere un Welfare e un´assistenza sociale. Ci auguriamo che nessun malato venga escluso dagli ospedali solo perché non ha i soldi per pagarsi le cure, e che il costo della sanità non superi i mezzi della gente comune. Ci auguriamo che le autorità locali amministrino le città secondo principi di umanità e che i mendicanti non vengano espulsi arbitrariamente solo perché danneggiano l´immagine delle municipalità. Ci auguriamo che quando l´ambiente soffre per un grave inquinamento, oppure esplode un´epidemia pericolosa, i cittadini possano ottenere informazioni adeguate e tempestive. Ci auguriamo che un maggior numero di governanti riconoscano le loro responsabilità morali e ne assumano le conseguenze quando commettono seri errori e accadono dei disastri sotto la loro autorità. Abbiamo ancora molti altri auguri. Soprattutto, ci auguriamo che nella nostra società ogni essere umano senza distinzioni abbia dei diritti costituzionali rispettati».È significativo il fatto che questo editoriale di auguri per l´anno nuovo esca proprio quando un altro giornale, il tabloid Notizie di Pechino, è sceso in sciopero per protestare contro il licenziamento “politico“ dei suoi migliori reporter. Per due anni quel tabloid aveva approfittato dei nuovi spazi aperti dalla libertà di mercato nel settore dei mass media, pubblicando inchieste coraggiose sulla corruzione. Quando è scattata la normalizzazione, con la cacciata di tre giornalisti scomodi, venerdì scorso la redazione ha scioperato compatta, aprendo un conflitto senza precedenti per un paese dove lo sciopero è vietato e l´informazione è ancora controllata dal governo. È il segnale che non tutti si rassegnano a subire la censura del regime. C´è una nuova generazione di giornalisti decisi a fare il proprio mestiere sfidando i divieti. Il caporedattore licenziato dal tabloid Notizie di Pechino, Yang Bin, nel congedarsi dai colleghi li aveva lasciati con un messaggio di speranza per la libertà di stampa: «Ognuno di noi è capace di pensare in maniera autonoma e i risultati li vedrete alla fine». L´editoriale di fine anno apparso ieri su Notizie della Cina è la migliore risposta che potesse ricevere.

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