REDDITI & FISCO. L`indagine Sintesi sulle dichiarazioni dei redditi

NULL

(Il manifesto, 7 febbraio 2006)

RICCHEZZA

I campanili diseguali

L`indagine Sintesi sulle dichiarazioni dei redditi

PAOLO ANDRUCCIOLI

Nell`indagine del Centro studi Sintesi sulla distribuzione dell`imponibile Irpef, descritta ieri dal Sole24ore, emergono molte conferme, ma anche molte smentite dei luoghi comuni più diffusi sulla società italiana. L`elemento più evidente riguarda l`aumento vertiginoso delle differenze. Più della metà dei comuni italiani si colloca, come reddito dichiarato, sotto i 20 mila euro l`anno. Un luogo comune che sembra smentito, per esempio, riguarda il Sud. E` vero infatti che l`Italia continua ad essere spaccata in due, la questione meridionale non è mai stata superata. Ma è anche vero che sono state le regioni del Sud le uniche che negli ultimi anni, in particolare dal 1999 al 2005 hanno tentato un recupero, mentre parecchie altre zone che erano in vantaggio, ora mostrano i segni del declino.

Un altro luogo comune che viene smentito riguarda il paese più povero. Visto che è il Sud in basso alle classifiche, ci si sarebbe aspettato di trovare un comune meridionale come fanalino di coda. E invece il paese più povero, sempre secondo l`indagine di Sintesi, è Gurro, paese di 400 abitanti in provincia di Verbania, con un imponibile Irpef medio di 4.325 euro. Luogo comune confermato è la concentrazione della ricchezza nelle regione del nord. In particolare la Lombardia vanta il maggior numero di comuni ad alto reddito, mentre più della netà dell`Italia si colloca – come livello di reddito – sotto i ventimila euro l`anno. In Lombardia c`è anche il paese più ricco d`Italia, nella provincia di Milano. Si chiama Basiglio e registra un reddito medio per abitante di 66.047 euro l`anno. Nella stessa provincia di Milano il comune più povero è comunque sopra la media della metà dell`Italia, con un reddito medio che sfiora i 30 mila euro. Si tratta di Pioltello con un reddito medio di 27.840 euro.

Ma oltre alle tante curiosità e alle tante conferme e smentite dell`immaginario sulla ricchezza in Italia, uno degli elementi sicuramente più interessanti riguarda l`aumento delle diseguaglianze. L`Italia non solo è spaccata tra nord e sud, ma è spaccata anche all`interno delle regioni e perfino all`interno delle province. Le differenze di reddito sono davvero clamorose. Basta andarsi a guardare l`indagine del Centro studi che è basata sui dati ufficiali forniti dal ministero dell`Interno e dall`indice Foi (indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati).

Regione Piemonte, 1206 comuni. Il comune più ricco del Piemonte è Pino Torinese che vanta un reddito medio Irpef di 52.469 euro. Il comune più povero della stessa regione è appunto Gurro, il paese più povero d`Italia in provincia di Verbania. Sempre in Piemonte ci sono 335 comuni che hanno un reddito medio sotto i 20 mila euro, 749 comuni da 20 mila a 30 mila euro, 7 comuni da 30 a 40 mila euro e nessun comune sopra i 40 mila.

In Liguria, a pochi chilometri di distanza c`è un comune che ha un reddito medio Irpef di 9.555 euro (testico, in provincia di Savona) e un comune, Portofino (Genova) con un reddito medio di quasi 50 mila euro, 46.470 euro. Anche il Veneto, la regione che è stata indicata per qualche anno come il vero motore della nuova Italia, non solo oggi è in declino, ma fa registrare uno dei livelli più alti della diseguaglianza dei redditi. Zoppe di Cadore ha infatti 10.155 di reddito medio e Alonte che ha un reddito medio di 43.060.

/wp-contents/uploads/doc/“>


Related Articles

Ocse: Italia con le orecchie d’asino

Il rapporto annuale. Siamo penultimi negli investimenti per l’istruzione, ma primi per «Neet» e insegnanti anziani. Risorse -14% dal 2008, ma in altri comparti pubblici si tagliava meno. Cgil e Link: «Invertire la rotta»

Costituzione per la rete

?POSSIAMO dire che comincia a prendere forma una costituzione per la Rete, un vero Internet Bill of Rights?

GLI ERRORI DEL MINISTERO

DOPO il marasma dei quesiti mal formulati nelle prove del cosiddetto Tfa (indispensabili per accedere al “concorsone” per insegnanti), il ministro Profumo risponde alle generali proteste pubblicando in rete i nomi degli estensori. Si tratta di un centinaio di persone, che, essendo sconosciute ai più, corrono al massimo il rischio di suscitare qualche risatina nel proprio condominio. Basta pubblicare quei nomi per ricomporre la gigantesca figuraccia? Direi di no, anche perché quella del Tfa non è che l’ultima di una serie di infortuni, non tutti conosciuti, in cui è incappata la gestione attuale del ministero.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment