TORTURE. “Ad Abu Ghraib guardie italiane“

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(La Repubblica, GIOVEDÌ, 23 FEBBRAIO 2006, Pagina 4 – Esteri)

LO SCANDALO TORTURE

Intervistato da RaiNews24, Alì El Kaissi racconta la sua prigionia e riferisce di voci che aveva raccolto nel carcere iracheno

“Ad Abu Ghraib guardie italiane“

Parla il prigioniero “incappucciato“. Il governo: “Non è vero“

PAOLA COPPOLA
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ROMA – «Un diplomatico iracheno, Haitham Abu Ghaith, che è stato arrestato, parlava molte lingue, anche l´italiano. Quest´uomo mi ha riferito di aver sentito tra quelli che lo interrogavano due che parlavano in lingua italiana». Ali Shalal El Kaissi, il detenuto incappucciato – fotografato spalle al muro e con le braccia collegate ai fili della corrente – divenuto il simbolo delle torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib, ricorda i suoi giorni in prigione e, con queste parole, per la prima volta, accusa gli italiani di aver partecipato alle violenze contro i detenuti.
In un´intervista rilasciata a RaiNews24 racconta che c´erano degli italiani tra le persone che conducevano gli interrogatori e che avrebbero anche torturato: «Sono stato sottoposto a ogni tipo di tortura, le stesse sono state fatte dagli americani. Sono state fatte anche dai contractor italiani». Gli italiani – precisa – erano tra i contractor al servizio delle due società americane, la Caci International e la Titan Corp., che avevano in appalto gli interrogatori nel “carcere della vergogna“.
Raggiunto al telefono da Repubblica, ad Amman, in Giordania, dove ha fondato e lavora per una organizzazione non governativa che si occupa delle vittime delle prigioni americane (The association of victims of american occupations prisons), l´ex detenuto n°151617 conferma: «Ci sono molte associazioni di ex prigionieri che hanno parlato della presenza di italiani ad Abu Ghraib. Sì, gli italiani hanno anche partecipato alle torture». Chi erano, quanti erano? «Quello che so mi è stato raccontato da un ex diplomatico e da altri prigionieri ed è che hanno riconosciuto gli italiani», dice. «Mi risulta che alcuni sono ex militari in pensione che lavorano per queste aziende americane attratti soprattutto dai contratti ben retribuiti».
È un´accusa pesante, che viene smentita da Palazzo Chigi. In una nota diffusa ieri sera il governo fa sapere che «non risulta la presenza di cittadini italiani ad Abu Ghraib. E comunque esclude che possa trattarsi di militari o di pubblici funzionari». L´opposizione chiede che sulla vicenda venga fatta chiarezza in Parlamento.
Clawman, “l´uomo uncino“, (come veniva chiamato nel gergo dei suoi aguzzini per una vistosa cicatrice sulla mano) porta ancora i segni dei mesi passati in prigione: «Con gli stivali calpestavano continuamente la mia ferita». Arrestato nell´ottobre del 2003 in un parcheggio vicino a una moschea, è stato rilasciato a gennaio 2004. È stato accusato di far parte della guerriglia e poi liberato perché l´accusa è caduta: nei mesi passati in prigione è stato torturato. Oggi pensa che «le carceri irachene siano un luogo che trasforma dei normali cittadini in potenziali terroristi, proprio per i comportamenti brutali a cui sono sottoposti i detenuti».
Alcuni mesi fa era stato invitato in Italia come testimone delle violenze che avvenivano nel carcere, ma gli è stato negato il visto. I racconti di quello che ha vissuto in prima persona sono agghiaccianti: «Ogni volta che usavano gli elettrodi sentivo gli occhi che uscivano dalle orbite. Una scossa è stata così forte che mi sono morso la lingua e ho cominciato a sanguinare. Sono quasi svenuto». Le violenze sessuali e gli abusi sui detenuti, uomini e donne, erano frequenti: «Abbiamo sentito delle donne portate in prigione che venivano violentate, che urlavano e chiedevano aiuto», dice. El Kaissi rivolge agli italiani anche un´altra accusa: «Hanno rubato i nostri reperti archeologici». E descrive così il caos del post-guerra iracheno: «Oggi il paese è sottoposto alle interferenze di diverse potenze straniere che violano sistematicamente i nostri diritti». E ancora sugli italiani: «Noi amiamo il popolo italiano, conosciamo la differenza che esiste tra la popolazione civile e chi compie questi gesti, ma questo non ci impedisce di denunciare cosa facevano. Il messaggio che voglio dare è che in Iraq la situazione non è migliorata, ma neanche è stato ricostruito».
(ha collaborato Samiah Khalil)

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GIOVEDÌ, 23 FEBBRAIO 2006, Pagina 4 – Esteri

Interrogazione dell´opposizione “Fini e Martino chiariscano“

Realacci: “Fare luce per non aggravare una situazione internazionale già tesa“

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ROMA – Palazzo Chigi in una nota nega la presenza di italiani nella prigione, ma tutta l´opposizione chiede un intervento in Aula: «Il governo chiarisca in Parlamento quanto è accaduto nel carcere di Abu Ghraib». I deputati Ds, Famiano Crucianelli, Silvana Pisa, Gloria Buffo e Giovanni Bellini hanno presentato un´interrogazione parlamentare al ministro della Difesa, Antonio Martino, e al ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, sulla notizia della presunta presenza di contractor italiani tra i torturatori di Abu Ghraib. «C´è urgente necessità di chiarire se queste notizie corrispondono a verità – ha detto Crucianelli – e quali provvedimenti saranno presi dal governo per accertare le eventuali responsabilità». Per il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, «il governo deve fare chiarezza su un´inquietante vicenda legata alla guerra in Iraq». Ermete Realacci, dell´esecutivo della Margherita: «È necessario far luce su questa vicenda per non aggravare una situazione internazionale già tesa».
Contro un´eventuale censura dell´intervista all´ex detenuto di Abu Ghraib fatta da Sigfrido Ranucci, autore anche del documentario sull´uso di fosforo bianco nel bombardamento di Falluja, sono intervenuti i diessini, Giuseppe Giulietti e Gloria Buffo (della commissione di Vigilanza). «Il documentario non è ancora andato in onda e già si alzano voci che invocano censure, omissioni o cancellazione della fonte», dicono. E ricordano che si era tentato di bloccare già il precedente documentario sull´Iraq: «L´Italia è uno strano paese dove la destra invoca la libertà di stampa quando Calderoli parla al Tg1 e perde le staffe ogni qualvolta un organo di informazione si permette di dare qualche notizia sulla guerra in Iraq».

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