“Abu Omar, il governo Berlusconi ebbe un ruolo nel rapimento“

(La Repubblica, LUNEDÌ, 12 GIUGNO 2006,
Pagina 9 – Esteri)

L´INTERVISTA

Dick Marty, del Consiglio d´Europa: “La magistratura italiana ci ha aiutato a fare chiarezza sul caso“

“Abu Omar, il governo Berlusconi ebbe un ruolo nel rapimento“

l´estradizione Il ministro Castelli non volle trasmettere le richiesta di arresto per gli agenti Cia, ma era possibile farlo
i giudici Grazie all´impegno dei giudici quello dell´imam è stato il caso meglio chiarito sui sequestri illegali

FRANCO ZANTONELLI
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BERNA – «Il ruolo del governo Berlusconi non è stato marginale nella vicenda del rapimento dell´imam Abu Omar. Ma l´impegno della magistratura italiana ha aiutato a fare chiarezza sulla vicenda». Dick Marty, presidente della Commissione dei Diritti Umani del Consiglio d´Europa di Strasburgo, mercoledì scorso ha presentato il suo rapporto che accusa la Cia di aver costituito, con il coinvolgimento di 14 Paesi europei, Italia compresa, una vera e propria ragnatela mondiale, fatta di prigioni segrete e di aeroporti, per il trasferimento illegale di presunti terroristi islamici. Lo incontriamo ad un congresso del Partito Radicale Svizzero, la formazione politica per la quale è deputato, al Parlamento di Berna.
Quali sono i risultati dell´indagine per quanto riguarda l´Italia?
«Il ruolo del governo Berlusconi, non è stato marginale, in questo “affaire“. Prima di parlare delle responsabilità del governo vorrei sottolineare che il sequestro dell´imam Abu Omar, a Milano, ed il suo successivo trasferimento in un altro Paese, dove è stato incarcerato e torturato, è stato il caso meglio chiarito, grazie alla competenza e all´impegno dei magistrati e della Digos di Milano. Non posso che esprimere il mio apprezzamento per il loro lavoro.
L´indipendenza della magistratura, in questo caso, ha avuto, secondo lei, un ruolo importante?
«Ha avuto un ruolo fondamentale! A costo di ripetermi dico ancora una volta che il caso meglio chiarito sia proprio quello dell´Imam di Milano. Questo perché il Pubblico Ministero italiano è considerato, a tutti gli effetti, parte del potere giudiziario, contrariamente a quanto avviene in Francia, in Germania ed in parecchi altri Stati europei, dove invece il Pubblico ministero è una forma mista e dipende, anche, dal potere esecutivo, quindi dal Governo. L´atteggiamento del governo italiano nel sequestro di Abu Omar ci lascia perplessi. Il Governo ha tardato a trasmettere, all´estero, le richieste di assistenza giudiziaria. Inoltre il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha rifiutato di trasmettere, agli Stati Uniti la richiesta di arresto dei 22 componenti il commando Cia che hanno partecipato al sequestro di Abu Omar, e questo nonostante che, tra Italia e Stati Uniti, viga un accordo che fa sì che l´estradizione dei propri connazionali, verso l´altro Paese, è senz´altro possibile».
C´è stata, anche, una dichiarazione del Ministro Castelli che lei ha ritenuto di dover stigmatizzare.
«Il Ministro Castelli ha pubblicamente detto che i Magistrati di Milano farebbero meglio a perseguire i terroristi, piuttosto che prendersela con chi dà loro la caccia. Io che credo che questa sia un´infamia, rivolta proprio ai magistrati del pool anti-terrorismo che, da anni, stanno facendo un lavoro egregio
Lei ha rimproverato al suo Paese, la Svizzera, di aver avuto un atteggiamento di sudditanza verso gli Usa La stessa cosa vale per l´Italia?
«Credo che valga per tutta l´Europa. È evidente che gli Stati Uniti sono oggi l´unica vera superpotenza ed è dunque la Nazione con la quale tutti gli Stati europei hanno degli interessi importanti in gioco. Purtroppo questi interessi prevalgono e sembrano prevalere sempre di più, sui valori. Dispiace che i governi europei, semplicemente, abbiano voltato la testa dall´altra parte, non abbiano voluto vedere, non abbiano cercato un vero dialogo con gli Stati Uniti. Che io ritengo assolutamente irrinunciabile perché è solo grazie ad una cooperazione con gli Stati Uniti che potrà essere vinto il terrorismo. Adesso come adesso, invece, non facciamo altro che dare ai terroristi maggiori motivazioni. Direi quasi che, combattendolo con l´ingiustizia, corriamo il rischio di dargli una certa legittimità».
Il 27 giugno il suo rapporto verrà discusso dall´assemblea del Consiglio d´Europa e, in quell´occasione, sarà presente anche il vice presidente della Commissione, Franco Frattini, responsabile della politica di sicurezza dell´Unione. Sembrerebbe quasi ci sia in atto una competizione, tra Parlamento Europeo, che è un organismo Ue, e Consiglio d´Europa, sulla questione delle carceri segrete della Cia.
«Guardi, io ho un solo assistente e due segretarie a metà tempo ed il mio prezioso computer. La Commissione del Parlamento Europeo, che sta facendo il nostro stesso lavoro è composta di una quarantina di deputati ed ha a disposizione un sacco di mezzi. Però, per il momento, noi siamo più avanti,con le indagini. Per quanto riguarda Franco Frattini l´ho incontrato e ho avuto la netta impressione che, anche lui, fosse seriamente preoccupato dei metodi illeciti impiegati nella lotta al terrorismo e che, come me, sia convinto che debba prevalere il diritto sull´arbitrio».

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