SISMI. Dossier su giornalisti e giudici. Intercettato D`Avanzo

(Corriere della Sera, 6 luglio 2006) Dossier su giornalisti e giudici in una base segreta Intercettato illegalmente D’Avanzo di «Repubblica» Indagati vicedirettore e cronista di «Libero» ROMA – Un «centro occulto» del Sismi, una specie di ufficio affari riservati del tutto clandestino. Undici stanze al sesto piano del palazzo di via Nazionale 230, in centro a Roma, a pochi metri dalla questura. L’ufficio è intestato a Pio Pompa, il funzionario del Sismi che cura con la stampa l’immagine del comandante, il generale Niccolò Pollari. All’interno, un gigantesco archivio segreto: migliaia di dossier da usare contro magistrati, giornalisti, politici e imprenditori ritenuti «nemici». Un arsenale di notizie minatorie o ricattatorie, di mezze verità segrete e di falsi fabbricati ad arte, che è stato perquisito dalla Digos: i poliziotti sono entrati all’alba e a tarda notte continuavano a portar fuori pacchi di «veline» (su carta o su computer) ora sotto sequestro giudiziario. A questa imprevista centrale occulta di spionaggio, materialmente gestita dal funzionario del servizio segreto militare che ora è indagato per favoreggiamento e intercettazioni abusive, i magistrati milanesi sono arrivati indagando su due giornalisti di Libero . Il vicedirettore Renato Farina, già famoso opinionista del Giornale , e il redattore ordinario Claudio Antonelli, ex carabiniere diventato cronista giudiziario a Milano, che molto probabilmente non era in condizione di dire no a un superiore. Quando i due giornalisti hanno chiesto di incontrare i procuratori Spataro e Pomarici, la Digos ha subito avvertito che Pompa, il loro uomo al Sismi, era stato intercettato mentre spiegava di volerli usare per spiare l’inchiesta sulla Cia. Farina, stando alle intercettazioni, lavorerebbe da tempo come informatore del servizio segreto militare, che gli ha assegnato il nome in codice di «Betulla». Nell’ufficio di via Nazionale, perquisito ieri per tutto il giorno, i magistrati di Milano cercavano proprio il «rapporto» preparato da Farina e dal suo redattore per il Sismi. Ora entrambi i giornalisti sono indagati per favoreggiamento degli agenti-sequestratori di Abu Omar. E si difendono, per ora soltanto davanti ai colleghi, sostenendo di aver fatto solo il proprio mestiere di contattare fonti, finendo in mezzo a una «guerra» tra apparati investigativi. Sono questi gli unici nomi di giornalisti che il giudice ha ritenuto di dover inserire nell’ordinanza di arresto, sotto la voce «tentativi di inquinamento delle prove». L’inchiesta sull’operazione illegale Cia-Sismi ha portato i magistrati a intercettare altri giornalisti non indagati, ma molto vicini agli 007 arrestati, che hanno cercato di usarli in modo diverso: notizie false per screditare gli inquirenti. Come semplici testimoni sono stati interrogati ieri in questura a Roma Claudia Fusani di Repubblica e Andrea Purgatori dell’ Unità . Per alcuni giornalisti non ancora interrogati la situazione sarebbe più imbarazzante: non sono indagati, ma le intercettazioni fanno pensare ad articoli scritti «sotto dettatura» dei servizi. Altri cronisti, soprattutto giudiziari, sono invece trattati dal Sismi come «nemici» da combattere. Con dossier per screditarli e, in almeno un caso, con intercettazioni abusive. La prima vittima accertata dai magistrati è Giuseppe D’Avanzo, vicedirettore di Repubblica . Il giornalista è stato sicuramente pedinato, assieme al collega Carlo Bonini, mentre cercava di incontrare a Milano il pm Spataro, che invece era a Roma. Ora gli incauti commenti di Pompa hanno convinto i giudici che l’uomo del Sismi era riuscito anche a intercettare le telefonate del giornalista scomodo. Paolo Biondani

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