Damiano: rivedere la legge 30

Ma le imprese fanno blocco

Il ministro annuncia un confronto per “riportare
al centro il lavoro a tempo indeterminato”.
Confindustria e Confcommercio: “grave errore”

In fondo eravamo stati facili profeti nello scrivere che alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà mancava un orizzonte comune. È vero che tanti giovani precari hanno sfilato per Roma e che molti di loro un orizzonte comune ce l’avevano: quello tratteggiato da una vita quotidiana resa difficile, appunto, dalla precarietà. Il fatto è che questo orizzonte mancava agli organizzatori e questa lacuna è risultata ben visibile in piazza e sulle pagine dei giornali del giorno dopo. La frammentazione di interessi e obiettivi, infatti, è esplosa in una ridda di distinguo spalmata tra interviste, dichiarazioni e articoli di colore. Distinguo non solo tra chi ha sfilato e chi no, ma anche – nei partecipanti – tra chi lo ha fatto con un spirito e chi con un altro. Tra chi ha continuato a prendersela beceramente con il ministro Damiano e chi invece giustamente l’ha difeso. Insomma, una gran confusione. Dispiace dirlo ma alla fine a essere stato messo nell’angolo è proprio quel tratto comune di fatica, incertezza e sofferenza che, questo sì, supera tutte le divisioni delle mille tipologie contrattuali e degli altrettanti cavilli che il nostro mercato del lavoro offre a tanti imprenditori senza troppi scrupoli.

Che poi le critiche “da sinistra” al ministro fossero eccessive e ingenerose lo dimostrano le reazioni “da destra” (usiamo la formula per semplificare) fioccate oggi su Damiano, dagli ambienti imprenditoriali, dopo che il titolare del Lavoro ha annunciato l’intenzione di aprire un tavolo di confronto per il superamento della legge 30, in particolare con l’obiettivo di riportare al centro il lavoro a tempo indeterminato, così come previsto nel programma dell’Unione. Scilla e Cariddi: la metafora è banale ma efficace. Difficile navigare in queste acque, per un ministro che si definisce convintamente “riformista” e deve mediare tra le esigenze di intervento graduale poste dall’eterogenea maggioranza di governo e le emergenze, se non proprio le urgenze, in cui vive un’intera generazione di lavoratori precarizzati e senza diritti.

Damiano, comunque, tira dritto: ”Vado avanti per la mia strada – ha dichiarato -, continuo per la mia strada perché è giusta”. E poi: “Viene criticato chi fa le cose, io sono riformista e sto applicando in modo graduale il programma dell’Unione. Questo è il mio faro. Se volete sapere cosa farà il ministro del Lavoro dovete guardare le pagine del programma della coalizione, che ho scritto insieme ai colleghi degli altri partiti, responsabili del settore Lavoro. Mi amareggia il fatto che c’è addirittura nel governo chi non vede le cose che sono state fatte, che sono molte e già operative”. Il ministro ricorda che l’azione del governo “porta il contratto a tempo indeterminato al centro del lavoro”, e annuncia: “il prossimo anno sarà aperto un tavolo di concertazione sul mondo del lavoro, sulla legge 30 e su tutte le cose che vanno cambiate”.

Damiano si riferisce alle linee guide sui contratti a termine emanate la scorsa settimana, nelle quali ispirandosi al programma dell’Unione il ministro invitava le parti sociali a raggiungere un avviso comune a partire dal principio che “la forma normale di occupazione e’ il
lavoro a tempo indeterminato; le tipologie contrattuali a termine
devono essere motivate sulla base di un oggettivo carattere
temporaneo nelle prestazioni richieste e non devono superare una
soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa”.

Le linee guida sono:
– individuazione di sintetiche causali tipicizzate adatte alle
odierne esigenze di mercato;
– affidamento alle parti sociali, attraverso la contrattazione
collettiva, del compito di individuare ulteriori ipotesi di
contratto di lavoro a termine;
– affidamento alla contrattazione tra le parti sociali della
definizione delle percentuali di ricorso al contratto a termine
in proporzione al numero di lavoratori a tempo indeterminato
presenti in azienda;
– definizione di un regime legale anti elusivo che definisca il
numero massimo e/o il limite temporale delle proroghe e dei
rinnovi consentiti.

Di tutto questo, secondo il ministro, si dovrebbe iniziare a discutere a partire da gennaio, con sindacati e imprese, contestualmente al confronto sulle pensioni e passata la buriana della Finanziaria.

Ma Confindustria non ci sta, e oggi il suo vicepresidente Alberto Bombassei, in un’intervista al Sole 24 Ore, puntualizza che “la precarietà non nasce dai contrati a termine. Questi sono un’opportunità di organizzazione del lavoro cui le imprese non possono rinunciare” Per Bombassei l’effetto degli interventi ipotizzati da Damiano “sarà peggiore di quello suscitato per il Tfr”. ‘La proposta del governo -prosegue Bombassei – è un grave errore, abbassa la competitività’.

Una levata di scudi in cui Bombassei non è solo, visto che sempre oggi Michela Vittoria Brambilla, presidente dei giovani di Confcommercio, ha paventato che ”i segnali di flessibilita’ sul mercato del lavoro”, posti in essere dal precedente governo con la Legge 30, ”vengano cancellati da qualche altra cattiva idea del governo” guidato da Romano Prodi. Secondo la presidente Brambilla ”l’ipotesi di cancellare la riforma del mercato del lavoro sarebbe una follia, un suicidio per le aziende e per i lavoratori che hanno trovato spazi e opportunita’ prima inesistenti”. Riferendosi all’attuale Esecutivo, poi, Brambilla commenta che e’ afflitto dalla ”cattiva abitudine di cancellare il passato, come se iniziasse tutto da zero”. Da qui l’invito a ”predisporre un rapporto condiviso sui risultati della legge”. ”Facciamo un bilancio di quanto e’ successo – ha detto – e chiediamo a tutte le associazioni di impresa la loro valutazione, poi, se fosse il caso, procediamo a una nuova riforma”. ”Noi – conclude Brambilla – ci opporremo con forza a questa tentazione massimalista, la legge Biagi ha fatto bene al mercato del lavoro, ai lavoratori e ai datori di lavoro”.

A chi scandiva lo slogan sabato scorso sarà il caso di chiedere: Damiano è ancora servo dei padroni?

(www.rassegna.it, 7 novembre 2006)


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