Legge francese contro cani e folli

in discussione all’Assemblea nazionale il progetto di legge per la prevenzione della «delinquenza»

(Il manifesto, 26 novembre 2006)



Carla Casalini
In una lettera inviata al presidente della repubblica francese sei deputati socialisti partecipano a Chirac «il legittimo timore di una confusione fra delinquenza e disturbi psichici», il pericolo di attentato alle «libertà pubbliche» e ai «diritti dei malati». Perché questo improvviso allarme – reso noto ieri da Le Monde? Perché è in discussione all’Assemblea nazionale il progetto di legge per la prevenzione della «delinquenza» , in cui sono inseriti capitoli appositi per la «prevenzione in campo psichiatrico»: obiettivo, difendere la società , ossia reprimere la «minaccia per l’ordine pubblico» che può costituire la malattia mentale.

In realtà non c’è nulla di improvviso nell’allarme, anzi esso appare un po’ tardivo, giacché da tempo circolavano in Francia documenti in discussione per arginare la «minaccia». Un progetto, quello elaborato dal ministro dell’interno Nicolas Sarkosy, prevedeva, nel «piano sulla delinquenza», di investire di nuovi poteri sindaci, prefetti, direttori di ospedali psichiatrici per «perfezionare la messa a punto di criteri di sicurezza».
L’altro documento era stato confezionato dall’ex procuratore di corte di Cassazione Burgelin, e suggeriva la creazione di un tribunale speciale per giudicare i malati mentali. Si tratterebbe in fondo di costituire una «giurisdizione per folli», sottolineava Patrick Coupechoux (Le Monde diplomatique-manifesto). E ben sappiamo quale potente carica simbolica possano avere le costruzioni istituzionali di immagini «pericolose» da offrire come calamite alla scarica delle inquietudini sociali.
Per altro più di un’inchiesta ha convinto i politici in Francia (ma in Italia come negli altri paesi europei il trend è analogo) a solleticare oscuri pruriti del corpo sociale: cambiano solo di occasione in occasione i «pericolosi», i vampiri di turno offerti – terroristi, islamici, immigrati in generale, folli, o sabotatori dei valori nazionali come ad esempio i «cancellati». Per le «rappresentazioni della malattia mentale», notava la sociologa Anne Lovell a proposito della società francese, «da cinquant’anni» non si «evolvono».
In realtà, le rappresentazioni paiono piuttosto regredire – nei dispositivi securitari come in alcuni orientamenti psichiatrici o nei risorgenti sogni eugenetici di alcuni neuroscienziati. E se più di un osservatore nota che la follia come altre insorgenze esistenziali «sanzionate» insorgono da condizioni di abbandono e deprivazioni, materiali e non – «chiunque reagirebbe con violenza in simili situazioni», è stata la reazione di uno psichiatra, Patrick Chaltiel – forse sarebbe il caso di analizzare, sulla scorta di Foucoult e di Deleuze, il rapporto dei nuovi dispositivi in fabbricazione, dopo il tramonto della società capitalistica fordista-progressista.
Oggi intanto, siamo al progetto di legge francese in discussione in parlamento: che nel testo contro la «delinquenza» prevede norme di coercizione per i malati mentali, insieme a norme di «indurimento della legislazione contro i cani pericolosi».

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