La misura dell’economia sommersa nelle statistiche ufficiali

Studio dell’ISTAT L’Istat diffonde le stime, aggiornate al 2004, del Pil e dell’occupazione attribuibile alla parte di economia non osservata costituita dal sommerso economico. Quest’ultimo deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Tale componente è già compresa [&hellip

redazione • 15/12/2006 • Studi, Rapporti & Statistiche • 237 Viste

Studio dell’ISTAT

L’Istat diffonde le stime, aggiornate al 2004, del Pil e dell’occupazione attribuibile alla parte di economia non osservata costituita dal sommerso economico. Quest’ultimo deriva dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. Tale componente è già compresa nella stima del prodotto interno lordo e negli aggregati economici diffusi correntemente dall’Istat il 1° marzo di ogni anno. Oggi vengono presentate informazioni dettagliate sulla dimensione e sulle caratteristiche del sommerso economico che tengono conto della recente revisione degli aggregati economici nazionali, completata il 1° marzo del 2006.

Secondo i criteri dell’Unione Europea, solo una misura esaustiva del Pil rende tale aggregato confrontabile fra i vari Paesi e uno degli elementi per il calcolo dei contributi che gli Stati membri versano all’Unione, una delle misure di riferimento per il controllo dei parametri di Mastricht, infine, uno degli indicatori per l’attribuzione dei fondi strutturali. Fornire una stima esaustiva del Pil significa valutare non soltanto l’economia direttamente osservata attraverso le indagini statistiche sulle imprese e gli archivi fiscali e amministrativi, ma anche quella non direttamente osservata.

La conoscenza del complesso fenomeno dell’economia sommersa è condizione necessaria per assicurare l’esaustività delle stime del prodotto interno lordo, misurarne l’impatto sulla crescita del sistema economico, studiare le forme che tale fenomeno assume nel nostro mercato del lavoro.
La contabilità nazionale italiana, al pari di quella degli altri paesi dell’Unione Europea, segue gli schemi e le definizioni dell’ultima edizione del Sistema europeo dei conti (Sec95) che impongono di contabilizzare nel Pil anche l’economia non direttamente osservata. L’Istituto statistico dell’Unione Europea (Eurostat) vigila sul rispetto del Sec e sulla bontà delle metodologie adottate dagli Stati membri, accertandone e certificandone la validità, soprattutto in relazione alla capacità di produrre stime esaustive del Pil.

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