JSF-F35: il Governo firma l’intesa, altro strappo al programma elettorale

Il sottosegretario alla Difesa ha siglato oggi a Washington il protocollo d’intesa che prevede la produzione, il supporto e il successivo sviluppo del caccia USA da combattimento Joint Strike Fighter JSF-F35

(Unimondo.org, mercoledì, 07 febbraio 2007)
Logo del caccia JSF-F35
Logo del caccia JSF-F35

Il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha siglato oggi a Washington con il vice segretario alla Difesa americano Gordon England, il protocollo d’intesa (Memorandum of understanding) che prevede la produzione, il supporto e il successivo sviluppo del caccia statunitense da combattimento Joint Strike Fighter JSF-F35. L’adesione dell’Italia al programma comporterà un costo complessivo di 903,2 milioni di dollari dal 2007 fino al 2046.

“Con la firma di oggi, il Governo compie un ulteriore strappo sul proprio programma elettorale” – afferma un comunicato congiunto di Rete Disarmo e Campagna Sbilanciamoci!. Il programma di Governo dell’Unione afferma infatti che: “l’Unione si impegna, nell’ambito della cooperazione europea, a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti”. “Ora invece, dopo aver aumentato in finanziaria le spese militari di oltre il 10% con solo una semplice informativa al Parlamento a riguardo, si è deciso di passare alla fase operativa della co-produzione del JSF che vede come capofila industriale gli Stati Uniti d’America” – evidenzia Rete Italiana Disarmo. Ma il programma JSF sembra piaccia particolarmente al Centro-sinistra visto che la partecipazione fu decisa dal Governo D’Alema nel 1998.

L’Italia ha già speso per questo faraonico progetto 638 milioni di dollari per la fase di sviluppo e l’adesione al programma di fatto costerà complessivamente 1018 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunti altri 903,2 milioni di dollari per la fase di implementazione e produzione. “Anche la la ricaduta positiva sulla nostra economia non è così poi allettante come ci si è fatto credere: i 10.000 occupati per 45 anni sbandierati nel giugno scorso dall’ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Antonio Tricarico, si sono subito sgonfiati a 1.000 occupati (200 diretti ed 800 per indotto) per 10 anni nelle nuove stime” – nota Rete Disarmo. “Bisogna dire chiaramente che i soldi che l’Italia mette in questa fase non avranno alcun beneficio diretto sull’occupazione nel territorio novarese” – evidenzia Gianni Alioti della FIM-Cisl. Va chiarito inoltre che tali ritorni sono solo “attesi”, poichè la fase che si sta formalizzando oggi riguarda solo la costruzione di prototipi e delle linee industriali, mentre invece il ritorno in Italia si avrà solo eventualmente con l’assemblaggio dei velivoli (a Cameri in provincia di Novara) quando l’Italia dovesse acquistare i 131 aerei previsti (dal 2008-2009).

Uno degli obiettivi per cui è nato il JSF-F35 è quello di ostacolare l’indipendenza europea nel campo della difesa, sia per creare dipendenza industriale strategica sia per eliminare possibili concorrenti sul mercato. “Non ci rassicurano minimamente le dichiarazioni di intenti rilasciate ieri dal ministro Bersani che auspica che gli Stati Uniti diano all’Italia un ruolo di corresponsabilità” – afferma Rete Disarmo. L’Italia, pur essendo il secondo paese del progetto per quanto riguarda gli investimenti è nei fatti un partner di secondo livello. C’è poi l’aspetto strategico: il JSF è un “aereo da combattimento” monomotore monoposto, in grado di superare la velocità del suono ma con velocità di crociera subsonica ed è impostato per il ruolo aria-terra, anche se come capacità secondaria ha anche quella aria-aria; è di tipo stealth (bassa rilevabilità dai radar ed altri sensori) e ha due stive interne per le missili e bombe che possono essere anche di tipo nucleare come ha riconosciuto lo stesso ministro della Difesa Arturo Parisi in un’ intervista a Famiglia Cristiana.

Nei prossimi giorni Rete Disarmo e Sbilanciamoci! avvieranno una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica, sempre tenuta all’oscuro dei rischi di questo progetto: “Il nostro sforzo sarà immediato e il più efficace possibile: il governo deve ravvedersi da questa scelta e destinare le risorse previste per il JSF alla riconversione dell’industria bellica” – afferma Rete Disarmo. “Non è infatti mai stato finanziato il fondo apposito previsto dalla legge 185/90” – nota Giulio Marcon, coordinatore della Campagna Sbilanciamoci!. “Mentre la cooperazione allo sviluppo è la vera ‘arma’ contro il terrorismo e contro molte situazioni di conflitto” conclude il rappresenante di Sbilanciamoci!, la campagna che da anni elabora una controfinanziaria attenta ai temi sociali, di cooperazione e della pace.

Va anche ricordato il secco no al progetto JSF-F35 di Mons. Fernando Charrier (Vescovo di Alessandria – delegato Patorale sociale e il lavoro della Regione Ecclesiastica Piemonte e di Mons. Tommaso Valentinetti (Presidente di Pax Christi Italia) che in un comunicato riaffermavano “come comunità cristiana, la necessità di opporsi alla produzione e alla commercializzazione di strumenti concepiti per la guerra” riferendosi in particolare, alla problematica sorta recentemente sul nostro territorio piemontese relativa all’avvio dell’assemblaggio finale di velivoli da combattimento da effettuarsi nel sito aeronautico di Cameri (Novara).

Già da tempo sul territorio piemontese ci si sta mobilitando per tentare di far cambiare orientamento in merito alla partecipazione dell’Italia al programma del caccia JFS-F35. “I caccia Joint Strike Fighters – scrive il tavolo di lavoro di Cameri– sono bombardieri da guerra aerea, trasportatori di bombe e potenziali trasportatori di testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!”. [GB]

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