Welby, archiviazione per Riccio, “Non è stata eutanasia”

L’Ordine unanime sul caso del medico che staccò il respiratore. Il verdetto nella notte dopo l’audizione dell’anestesista

Il medico: “I pazienti possono sospendere una terapia anche salvavita”
La moglie di Piergiorgio: “Ha aiutato mio marito ad avere una morte serena”

CREMONA – L’Ordine dei medici di Cremona ha deciso l’archiviazione del procedimento disciplinare a carico di Mario Riccio, l’anestesista che il 20 dicembre scorso aiutò Piergiorgio Welby a morire staccandogli il respiratore che lo teneva in vita. “Non è stata eutanasia – ha spiegato il presidente dell’Ordine Andrea Bianchi – ma interruzione di un trattamento richiesto dal paziente Piergiorgio Welby“.

Nella lunga riunione di stanotte del Consiglio dell’Ordine, i colleghi di Riccio hanno stabilito che il codice deontologico non è stato violato. “Oggi si apre il caso Welby”, ha commentato l’anestesista. “Dal punto di vista deontologico c’è stata la conferma che i pazientipossono sospendere una terapia, anche quelle salvavita”. “Contenta” del verdetto si dice anche Mina, la moglie di Piergiorgio Welby: “Me l’aspettavo. So che imedici sono rigorosi in quello che fanno e tra di loro: sono contenta che sia finita così. Il dottor Riccio – ha aggiunto – ha aiutato Piergiorgio ad avere una morte serena”.

Il verdetto dell’Ordine dei medici è stato raggiunto all’unanimità nella nottata dalla commissione disciplinare alla quale Riccio era stato rinviato lo scorso 27 dicembre dopo un primo lungo colloquio con il presidente dell’Ordine Andrea Bianchi. In quel faccia a faccia, Bianchi aveva potuto ascoltare la ricostruzione fornita dall’anestesista che per avallare le sue azioni aveva consegnato al presidente alcuni documenti e un diario (una sorta di cartella clinica di tre pagine) sul caso Welby.


Al termine dell’incontro Bianchi però non si era sentito di prendere una decisione “in quanto il rinvio alla commissione su un caso delicato e complesso è un atto dovuto”. La commissione si è riunita due volte: la prima il 26 gennaio, la seconda ieri alle 21. Attorno a mezzanotte i 15 membri sono arrivati alla decisione unanime di archiviare il caso.

(Repubblica.it, 1 febbraio 2007)

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