Cgil: gli italiani più poveri e indebitati. Epifani: «No alla riforma del welfare»

Presentato il Rapporto sui diritti globali: più sfratti nel 2011 Il leader Cgil: «Il governo va contro i principi della Carta»   ROMA (24 maggio) – Le famiglie nel 2010 sono più povere e indebitate. Mentre la crisi colpisce ceti medi e pensionati e cresce il numero degli sfratti, i manager continuano a intascare bonus [&hellip

il Messaggero.it Sergio Segio • 25/5/2010 • Recensioni 2010 • 454 Viste

Presentato il Rapporto sui diritti globali: più sfratti nel 2011
Il leader Cgil: «Il governo va contro i principi della Carta»

 

ROMA (24 maggio) – Le famiglie nel 2010 sono più povere e indebitate. Mentre la crisi colpisce ceti medi e pensionati e cresce il numero degli sfratti, i manager continuano a intascare bonus milionari. E’ l’Italia che emerge dal “Rapporto sui diritti globali 2010” presentato oggi dal segretario Cgil Guglielmo Epifani.

Nel nostro Paese ci sono quasi 15 milioni di persone che guadagnano meno di 1.000 euro al mese: 7 milioni di lavoratori e 7,5 milioni di pensionati. I senza tetto sono almeno 65mila e uno su dieci vive a Roma. Cifre a cui si aggiungeranno alcune tra le 150mila famiglie che nel 2011 saranno sfrattate dalle loro case.

Un ritratto poco roseo dell’Italia al quale serve rispondere, dice il numero uno del sindacato, con «un nuovo modello sociale ed economico». Una strada opposta a quella intrapresa dal governo, che con il Libro Bianco sul welfare del ministro del lavoro Maurizio Sacconi ha, per Epifani, «imboccato una strada decisamente di stampo filantropico-assistenziale, in radicale contraddizione anche con i principi etici della nostra Carta costituzionale»

«Il ministro Sacconi – ricorda Epifani – ha dichiarato che “il più efficace strumento di lotta alla povertà  è il dono”». Un’affermazione che, secondo il leader della Cgil, dimostra «solo la volontà  di mettere in discussione gli stessi principi costituzionali alla base del nostro sistema di welfare».

«Se è vero, come molti sostengono – spiega Epifani – che la crisi può essere anche una opportunità , allora il ventunesimo secolo dovrà  caratterizzarsi come il secolo della prosperità  condivisa e della riduzione dei differenziali di reddito, non a causa dell’impoverimento dei Paesi più ricchi ma in ragione della crescita di quelli più poveri».

Debiti delle famiglie italiane. Secondo il Rapporto realizzato tra gli altri da Cgil, Arci e Legambiente, nel 2009 le famiglie italiane si sono indebitate per 524 miliardi di euro, più del 2008, 21.270 euro per ogni cittadino. Per i lavoratori dipendenti, il debito annuo è di 15.900 euro, il 79,4% per la casa e il resto per consumi diversi.

Emergenza sfratti. Entro il 2011, si stima che 150 mila famiglie italiane saranno sfrattate e perderanno così la loro casa. L’affitto incide sui redditi dei pensionati e lavoratori dipendenti tra il 30 e 70%. Nel 2008 risulta un 18,6% in più di sfratti esecutivi rispetto al 2007. In Italia i senza tetto sono stimati tra 65 mila e 120 mila.

Immigrati e affitti illegali. Le famiglie straniere in affitto sono 1 milione e 300 mila, pari a 4 milioni di persone. L’85% ha un contratto non registrato o registrato per un canone inferiore al reale, «l’affitto di posti letto avviene in piena violazione delle norme, l’addebito di spese condominiali va spesso oltre il consentito e il legale, gli alloggi sono senza dotazioni minime nè certificazioni». Colpiti dalle difficoltà  economiche, gli stranieri nel nostro Paese hanno iniziato a tagliare sulle rimesse verso la loro terra d’origine: meno 10% nel 2008, con un invio mensile medio di 155 euro a fronte dei 171 del 2007.

Tasse alte sugli anziani. Tasse pesanti per gli anziani nel nostro paese rispetto ai coetanei europei. A parità  di reddito annuo lordo di 13.700 euro, un pensionato italiano guadagna al netto 11.600 euro all’anno: oltre 2mila euro se ne vanno al fisco. Diversa la situazione in Spagna o in Inghilterra, dove dopo la tassazione il reddito netto è di 13.400 euro, mentre in Germania o in Francia la cifra guadagnata rimane addirittura quella iniziale: 13.700 euro.

Stipendi milionari ai manager. Secondo il coordinatore del Rapporto, Sergio Segio, «mentre la crisi brucia utili e ricchezza, impoverendo il convento, i frati sono sempre più pasciuti», «i manager hanno portato a casa stipendi e bonus milionari». Nell’elenco dei più pagati, Segio mette i manager Pirelli: «per primo Carlo Puri Negri (ex vicepresidente esecutivo di Pirelli Re) con 14 milioni di euro, nonostante la società  abbia chiuso l’anno con un passivo di 104 milioni; poi vengono Claudio De Conto (ex direttore generale di Pirelli) con 7,3 milioni e Marco Tronchetti Provera (presidente di Pirelli) con 5,6 milioni». Segio cita anche i top manager Fiat, nell’anno delle ristrutturazioni e degli annunci di lacrime e sangue: l’ad Sergio Marchionne, ha percepito 4 milioni e 782 mila euro, poco meno dell’ex presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo che ha incassato, sempre nel 2009, cinque milioni e 177 mila euro».

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