Delors: “Quei 750 miliardi di aiuti prima decisione all’altezza della crisi”

Parla l’ex presidente della Commissione Ue, uno dei padri fondatori dell’unione monetaria
Se anche una sola Nazione uscisse dall’euro, sarebbe un disastro per tutte le altre Basta nostalgie del marco

PETRA PINZLER, GERO VON RANDOW - la Repubblica Sergio Segio • 20/5/2010 • Europa • 177 Viste

Signor Delors, come giudica l’allarme estremo di molti leader politici per l’euro e quindi per il futuro dell’Europa?
«Un ex ministro francese, Jean-Pierre Chévènement, disse: “Non ci serve più l’Europa, perché tanto ai popoli manca la forza di farsi guerre l’un contro l’altro”. Ma se questo sia vero oggi, è davvero difficile dire…».
Lei fu padre fondatore dell’euro. Che cosa è andato storto?
«Alla Ue manca una politica economica che completi la sua politica monetaria. Fu un errore di costruzione basilare. Se avessimo dato le giuste competenze alle istituzioni europee, queste avrebbero dato l’allarme ai primi eccessi sui mercati immobiliari britannico o spagnolo; e avrebbero segnalato agli spagnoli che i loro risparmi privati erano troppo esigui».
Ma gli europei non volevano un governo dell’economia…
«Non l’ho mai proposto. Ma certo chiedevo più coordinamento tra le politiche economiche nazionali. Non è vero che la scelta sia solo tra Stati sovrani con le loro valute e gli Stati Uniti d’Europa sul modello degli Usa. E’ errata anche l’alternativa posta da Paul Krugman e Joseph Stiglitz, tra un crollo dell’eurozona e la costituzione di un governo europeo. Gli Stati nazionali resteranno, ma devono avvicinarsi molto di più».
E se ciò non accadrà ?
«Due scenari sono possibili. Alcuni Paesi potrebbero uscire, e questo sarebbe catastrofico anche per chi resta. Oppure l’Europa diverrà , come dicono i cattolici, una Messa senza fede. Alla nascita dell’euro, proposi anche di creare – con prestiti pubblici europei – i mezzi necessari ad aiutare Stati membri, per esempio in una recessione».
E il pacchetto di 750 miliardi?
«È stata, finalmente, una decisione all’altezza del problema. Non si ferma la speculazione con belle parole. Gli speculatori mollano la presa sono quando temono di perdere denaro».
Ma l’euro continua a cadere…
«Poco dopo la sua introduzione, dieci anni fa, l’euro era a 1,18 sul dollaro. Poi calò a 0,79. Quindi salì a 1,50, ora è attorno a 1,23. Queste oscillazioni non sono un motivo per impazzire».
Ma la paura di un euro debole monta in Germania, anche per l’acquisto di titoli greci da parte della Bce…
«La Banca lo farà  solo fino a quando i mercati non torneranno a funzionare. Quando è stato urgente, la Bce ha rimesso in moto i mercati. Io vi invito a fidarvi. Prima di tutto in Germania: fidatevi dell’Europa. Già  quando lanciammo l’Unione monetaria. sapevamo bene quali paure agitassero i tedeschi. Per questo la Bce è e resterà  indipendente, anche per non lasciar prevalere la nostalgia del marco. I tedeschi non dovrebbero dimenticare che l’Europa dà  loro molto. Il 40% del loro export va nell’eurozona. L’Europa dà  molto ai tedeschi, loro devono dare qualcosa all’Europa: era il credo di Helmut Kohl. Oggi i tedeschi devono accettare che la politica economica europea sia coordinata in modo più forte».
Che cosa significa concretamente?
«Ogni Paese, dopo una discussione aperta tra i ministri economici e finanziari, adatta la sua politica al meglio per raggiungere gli obiettivi comuni di crescita e stabilità . Questo è irrinunciabile in un’unione economica e monetaria».
I francesi accusano la Germania di aver fatto dumping con radicali tagli ai costi del lavoro.
«Non si può punire un bravo scolaro nella speranza che gli altri migliorino. Il punto è un altro. Noi vorremmo sapere se l’Europa oggi sia ancora così importante per i governanti tedeschi come lo fu per Adenauer, Schmidt e Kohl».
Francia e Germania faticano a capirsi, sempre di più.
«Bisogna lavorare seriamente su queste incomprensioni, perché il futuro dell’Europa dipende in gran misura dall’asse francotedesca».
E se uno dei partner non piacesse più all’altro?
«Sarebbe drammatico».
Che cosa consiglia ai governi nelle prossime settimane?
«Bisogna fare di tutto per porre un argine alla speculazione. Mettiamoci nei panni di un cittadino che deve farcela con 800 o 1200 euro al mese. Gli annunciamo che abbiamo salvato le banche, che queste tornano a vantare bilanci splendenti e a pagare premi ai manager di vertice: che cosa deve pensare, questa persona, delle istituzioni europee? Per non perdere la sua fiducia sono necessarie altre regole».
Anche altri trattati?
«No, i governi sono stanchi di nuovi trattati. Basta un Patto che completi quello detto di Stabilità ».
E se l’Europa a 27 non pronuncia un sì unanime al nuovo Patto?
«Allora lo faccia l’Eurogruppo, da solo».
E gli speculatori?
«È il momento di ridurre i deficit in Europa, ma in modo saggio, senza strangolare la congiuntura. Soprattutto non dobbiamo tagliare gli investimenti in istruzione e innovazione. E se alla fine avremo più convergenza, l’Europa farà  un gran passo in avanti. La volontà  di collaborazione è la condizione per il successo della Ue e dell’Unione economica e monetaria».
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