Finmeccanica, s’indaga per riciclaggio

ROMA – È un’intercettazione ad aprire la nuova pista. La procura di Roma sulle tracce dei milioni riciclati da Gennaro Mokbel, agli arresti per aver organizzato la truffa che ha trascinato davanti ai giudici i vertici di aziende del calibro di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, avvia un’inchiesta stralcio su un altro colosso, Finmeccanica, leader in Italia nelle alte tecnologie. È una costola dell’indagine madre, che fornisce però il contenitore giuridico per il nuovo filone, cioè l’ipotesi di riciclaggio. In questo momento alla procura di Roma nessuno pensa che Finmeccanica abbia ripulito il denaro di Mokbel, tuttavia è partita la caccia a otto milioni di euro fantasma.

Il 21 settembre 2007 l’affarista romano viene intercettato mentre parla con Marco Toseroni, poi arrestato. Discutono di soldi, di un conto a Singapore, si cita tale Lorenzo. Gli inquirenti scopriranno che si tratta di un consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, uomo vicino a Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e ad del colosso pubblico.

Durante le indagini, i pm si sono imbattuti in almeno un centinaio di aziende, le verifiche hanno fatto aumentare il numero degli indagati, che da 56 sono diventati circa 80. I nomi delle imprese sono risultati collegati alla truffa dei servizi vuoti. Ma Finmeccanica non sembra legata alla frode. Tuttavia si scopre che Cola lavorava alla Digint, piccola azienda di security informatica con sede in Lombardia, che sarebbe stata creata dal gruppo di Mokbel. Il prezzo del sodalizio, scrivono i pm nell’ordinanza, è di 8 milioni di euro. Denaro che la procura sta cercando. Il 12 febbraio 2008 una cimice nell’ufficio dell’affarista capta una sua conversazione con l’ex senatore Nicola Di Girolamo, Toseroni, e un altro degli arrestati, Aurelio Gionta. Mokbel dice: «Tutti i contratti dentro… Questa società  acquisirà  un certo valore, consistente, importante. Noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare non so in quante decine di milioni. Giusto? Ma tu l’hai visto un contratto?» Toseroni si infiamma: «Ma non mi puoi fare guadagnare neanche 150 mila euro, che devo guadagnare in Finmeccanica. Perché io con 150 mila euro non ci campo». Da qui le nuove indagini.

La procura di Roma non è la sola a lavorare su Finmeccanica. A Napoli c’è un’inchiesta è sugli appalti del piano per la sicurezza del 2007: videosorveglianza e la realizzazione del Cen, una “banca dati” dei filmati realizzati a fini di ordine pubblico. Per quest’ultima gara il 22 aprile è stata perquisita la sede centrale della holding in via Monte Grappa a Roma. L’ipotesi di reato è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Già  ascoltati come testimoni Guido Bertolaso e l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini protagonista del caso D’Addario. È possibile che proprio il filone napoletano possa riservare sorprese. Soprattutto se gli inquirenti dovessero essere venuti a capo del giro di fatturazioni della capogruppo, controllata Finmeccanica, che si aggiudicò l’appalto: Elsag Datamat spa.


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