Fabio Polenghi (Ipa)

Giornalista italiano ucciso a Bangkok

Negli scontri morte altre 5 persone. i leader delle camicie rosse si arrendono.
Il fotoreporter Fabio Polenghi, 45 anni, assassinato durante l’assalto dei militari al covo delle camicie rosse

Corriere.it Sergio Segio • 19/5/2010 • Guerre, Armi & Terrorismi • 179 Viste

MILANO – Un giornalista italiano, un fotoreporter, Fabio Polenghi, 45 anni, è rimasto ucciso durante gli scontri tra manifestanti e militari a Bangkok. A riferirlo è l’agenzia Ansa, secondo la quale il fotografo è stato riconosciuto da una sua amica attraverso le immagini diffuse dalla tv del suo trasporto in ospedale. La prima a dare la notizia della morte di un giornalista italiano era stata la France Press, che citava fonti sanitarie locali secondo cui «un italiano di 45 anni è stato colpito allo stomaco ed è arrivato cadavere in ospedale».
«Un italiano è stato portato morto all’ospedale – aveva riferito alla France Presse il direttore dell’ospedale della polizia, Jongjet Aoajenpong -. È un giornalista ed è stato colpito allo stomaco». Un altro giornalista, di nazionalità  olandese, è stato ferito e ricoverato. «Ancora non abbiamo conferme definitive, ma ci sono alte probabilità  che l’italiano ucciso in Thailandia sia Fabio Polenghi ha detto anche il ministro degli Esteri Franco Frattini a Canale 5.

CHI ERA – Fabio Polenghi era arrivato in Thailandia tre mesi fa e in questo periodo era uscito tre volte dal Paese per lavoro. Lo riferisce un’amica che gli ha parlato per l’ultima volta martedì sera. «Mi ha detto che stava bene e che era tutto ok», spiega la donna, con la voce rotta dall’emozione. Polenghi era single e viveva a Milano. Si trovata in Thailandia per conto di una rivista europea. Polenghi, è stato colpito nella zona di Saladeng, a circa un chilometro dal centro dell’accampamento dei manifestanti, dove l’esercito ha sfondato la barricata. Le drammatiche immagini di Polenghi dopo il ferimento sono state mostrate dalla tv Pbs. Trasportato da un gruppo di colleghi verso una motocicletta, Polenghi che indossava il giubbotto antiproiettile e un casco, è stato portato di corsa verso il Police Hospital. Quando l’esercito ha sfondato la barricata, c’è stata una breve resistenza da parte delle camicie rosse, che ha provocato una sparatoria, nel corso della quale cinque persone sono rimaste uccise, fra le quali il fotografo italiano.

Fabio Polenghi (Ipa)
Fabio Polenghi (Ipa)

LE ALTRE VITTIME – Secondo un portavoce del governo thailandese, i leader delle camicie rosse sono fuggiti. Secondo la polizia invece negli scontri ci sarebbero state altre 5 vittime.

LANCIO DI GRANATE – Successivamente tre granate sono esplose nei pressi del presidio delle camicie rosse, nel centro di Bangkok, e hanno ferito gravemente almeno due soldati e un giornalista straniero, di nazionalità  canadese.

SCONTRI – Tutto è cominciato quando i militari, a cui era stata data l’autorizzazione di poter sparare per uccidere, hanno deciso di intraprendere l’azione decisiva per sgomberare il centro di Bangkok dove dal 3 aprile scorso si trovavano gli insorti. I militari sono avanzati con i blindati mettendo in fuga la maggior parte degli antigovernativi. Molte camicie rosse sono fuggite dal presidio nel quartiere commerciale di Bangkok disperdendosi.

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LE CAMICIE ROSSE SI ARRENDONO – Alla fine il blitz delle forze armate ha avuto successo e i leader delle camicie rosse, i manifestanti anti-governativi thailandesi, hanno annunciato che si sono arresi alle autorità  thailandesi. I leader sono poi stati arrestati. L’esercito thailandese ha così interrotto la sua avanzata verso il centro dell’accampamento delle camicie rosse e ha cominciato a facilitare lo sgombero pacifico dei manifestanti. Lo ha annunciato Sansern Kaewkamnerd, portavoce delle forze armate, dopo che i leader dei dimostranti si era già  consegnati alla polizia. Le autorità  hanno successivamente imposto il coprifuoco per tutta la giornata odierna in tutta la città  di Bangkok. Infatti la resa dei capi del movimento antigovernativo non ha fermato la protesta. Gruppi di «camicie rosse» hanno appiccato le fiamme al grande magazzino Zen, al primo piano dell’enorme centro commerciale Central World, che dà  sulla Ratchaprasong Intersection occupata fino ad oggi dai manifestanti antigovernativi. La notizia è stata confermata da un portavoce del centro commerciale, secondo cui i manifestasti sono entrati sfondando le vetrate.

DISORDINI NEL NORD-EST – Poco prima della dichiarazione del coprifuoco era giunta anche la notizia che 2mila camicie rosse avevano dato fuoco alla sede del governo provinciale di Udon Thoni, nel nord-est del Paese. Due sale al piano terra sono state distrutte ma la situazione è tornata sotto controllo dopo l’arrivo dei soldati.

NAPOLITANO – Intanto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha appreso «con commozione la tragica notizia» della morte del fotoreporter italiano nel corso degli scontri a Bangkok. Gli uffici del Quirinale, a quanto si è appreso, sono in contatto con l’unità  di crisi della Farnesina affinchè siano rigorosamente accertate le circostanze e le responsabilità  di quanto accaduto.

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